Non ci sono più parole per raccontare l’orrore. La letteratura, l’arte hanno fallito. Forse domani, tra cinquanta, cento anni, se l’umanità sopravvivrà a se stessa, la storia potrà raccontare e dare un po’ di riposo ai tanti morti innocenti di oggi
di Luigi Fabio Mastropietro
Premessa
Lo chiamano genocidio a bassa intensità. Dopo averlo negato per più di due anni, ne parlano oggi come se leggessero il rapporto di un tecnico manutentore addetto alla catena di montaggio di una fabbrica di tonno in scatola: il problema di approvvigionamento recentemente riscontrato ha rallentato la produzione media giornaliera fino a configurare una produzione a bassa intensità di unità prodotte di tonno in scatola o di morti ammazzati – bambini, neonati, vecchi, giovani, uomini e donne – la differenza non è poi così rilevante.
Del resto il genocidio tuttora in corso a Gaza e in Cisgiordania e più di recente in Libano per mano dell’IDF agli ordini del governo terrorista millenarista di Netanyahu non è certo il primo esempio storico di palestra infernale della propaganda politica e della legittimazione del processo di disumanizzazione del nemico al fine di sterminarlo senza incorrere nella condanna di una morale universale – prima ancora di un diritto internazionale – sempre più collassati fino ad essere consumati del tutto nella progressiva e inesorabile autocombustione dell’Occidente della postmodernità.
A parte la storica sudditanza degli Stati Uniti nei confronti del deep state sionista e del nuovo complesso militare industriale tecnonazista, è impressionante rilevare se non l’aperto sostegno (c’è chi fa il lavoro sporco per noi, direbbe Mertz), almeno il silenzio e la complicità dei governi europei – Italia in primis – che continuano ad armare il genocidio e le devastazioni perpetrate da Israele, di quegli stessi governi che pontificano di una Europa culla del diritto.
Ancora più sconvolgente e stridente – frutto della più dolorosa convulsione schizofrenica della storia – appare oggi il conflitto tra il tempo congelato della vigliacca e ipocrita autorità politica e istituzionale – seppure sostenuto e alimentato dalla massiva propaganda di guerra prodotta senza sosta urbi et orbi dalla vergognosa servitù del sistema mediatico – e lo scenario fluido e frenetico di tutto quello che succede in tempo reale nel mondo fisico e si riflette poi in quello virtuale.
I muri crollano, le bombe cadono, gli ospedali e le scuole sono distrutte, le città sono devastate, le rovine si accumulano in milioni di tonnellate e i corpi di bambini uomini e donne sono schiacciati e sventrati soffocati e dilaniati fusi e gassificati liquefatti e scuoiati mutilati e affamati a migliaia, a decine di migliaia o a centinaia di migliaia e le immagini di questo inferno in terra sono riprese e scorrono in una interminabile sequenza di morte e di orrore sui social e sulle piattaforme indipendenti di informazione.
L’inferno continua incessantemente ad accadere nel silenzio e nella complicità di chi potrebbe fermare l’orrore e non lo fa. Perché? Nessuno lo sa. O meglio, lo sappiamo tutti ma non possiamo dirlo, senza rinunciare a vivere.
Non ci sono più parole per raccontare l’orrore. La letteratura, l’arte hanno fallito. Forse domani, tra cinquanta, cento anni, se l’umanità sopravvivrà a se stessa, la storia potrà raccontare e dare un po’ di riposo ai tanti morti innocenti di oggi.
La stessa storia che insegna che il sonno della ragione genera mostri e che le promesse umane di non ripeterla sono false. Oggi come più di cento anni fa.
- La presenza
C’è un lago di montagna vicino a Dilijan. Le sue acque cambiano colore ad ogni soffio di vento. Gli Armeni lo chiamano il mare e si bagnano nella sua fredda iridescenza fino a dicembre.
Questa mattina una vecchia vestita di nero pascola le sue pecore nel cimitero di Noraduz, sulla sponda più alta del lago. Intorno a lei un deserto disseminato di khachkar. Pietre sepolcrali e pecore nel silenzio dei morti. Un contadino scalzo mi offre del lavash appena cotto sotto una pietra nera a forma di croce senza smettere il silenzio.
Fuggo come un ladro, a piedi sull’acciottolato sconnesso per chilometri, fino al monastero di Haghartsin. Le porte di quercia ricoperte di muschio sono serrate in un tempo perpetuo. Mi siedo a terra vicino alla carcassa gialla di un cigno, mentre dal sole alto cola ruggine sulla croce di ferro. Ho freddo e i piedi morti. Potrebbe scoppiarmi il cuore nel petto adesso e non riuscirei mai a provare niente di quello che ha provato la gente di questa terra.
Vorrei pregare, posso solo piangere.
…
Improvvisa come un grido è scesa la notte a Yerevan. I casermoni sovietici della Mashots si sono sciolti nel nero. L’aria è ancora calda e tersa, anche se ormai è novembre. Qui lo chiamano autunno dorato. Dalla finestra aperta la lama di sangue luminoso del Monte Ararat brilla al buio. Non riesco a prendere sonno, c’è troppo silenzio.
L’oscurità è vigile, in attesa.
Poi torna il ronzio, basso e profondo, come la molla di un orologio spinto indietro nel tempo. Un’onda bassa e lontana nella notte, ma non è il mare. Soffia da Oriente nelle strade vuote, ma non è il vento. Stringe il cuore come uno sharakan, ma non è musica. È il passo dei morti del Medz Yeghern.
Il canto del Grande Male si alza come una tempesta di sabbia dal deserto di Deir el-Zor. I vecchi, le donne, i bambini di Aleppo, Samsun, Trabzon, Yozgad, Sivas, Erzerum, Kharpert, Diyarbakir, discendono le colline a centinaia, sciamano a migliaia verso l’orizzonte tremolante. Un oceano di volti recisi inonda la pianura intorno a Yerevan. Camminano stretti gli uni agli altri, un esercito nella tormenta. Marciano sulla città, sono già nelle strade, affollano le piazze e i cortili, onda infinita di corpi cancellati. I loro passi suonano sul selciato una litania di mosche. Battono sulle tempie e scorticano i gomiti di chi dorme.
Ma il dolore, vuoto e abbagliante, arriva quando si fermano tutti insieme. Nello stesso momento due milioni di piedi consumati dalla sabbia si arrestano sotto le finestre dei vivi. Due milioni di sguardi guardano in alto. Chiedono di essere guardati. Due milioni di anime chiedono di essere riconosciute adesso che non hanno più occhi per guardare.
Mi accorgo che c’è una donna in piedi di fronte al mio letto. Indossa un kaftan bianco lungo fino ai piedi, fermato in vita da una mdamma di matrimonio. Ha il volto scavato e gli occhi fissi del corvo. Sotto i capelli di pece impazzita, la pelle ha il colore del deserto.
Stringe al seno un fagotto di stracci che si contorce lentamente a tratti. Tende una mano verso di me. Qualcosa è stato vergato con il sangue su un pezzo di stoffa. Due nomi. Anouche e Sarkis di sangue secco.
Pronuncio quei nomi tra i denti e allora il suono dell’onda rinasce più forte. Ora è un sussurro profondo come il cielo di notte. Sale di cento ottave nel canto di due milioni di bocche chiuse e gole esplose.
I morti del grande crimine nero cantano i loro nomi propri. Nella lingua dei loro padri, come se fosse la prima volta. Come se fosse l’ultima.
I. Manuale di macelleria per etnopulitori
Dal manoscritto Regole guida della temizlik nazionale per l’O.S. Techkilat-i-Mahsoussè e per i miliziani delle Tchété in Anatolia Nord Orientale da sottoporre a segreto di classe terza – di Behaeddine Chakir – datato febbraio 1916 – traduzione dal turco di Acelya Shishekli – parte IV: Smaltimento e lavorazione degli scarti della temizlik nazionale come alternativa alle soluzioni tradizionali – Alinea C: Quattordici punti per un progetto di stabilimento unico di macellazione in Gostandnubolis.
1. Note introduttive al progetto.
Come già è stato sottolineato nelle precedenti alinee, le decisioni adottate dal Comitato Centrale del Partito Unione e Progresso, nel rispetto delle sacre origini turaniane della Nazione Turca e in seguito allo sconvolgimento che l’attuale conflitto sta apportando agli equilibri nazionali consolidati in Asia Minore, hanno impegnato il Ministro dell’Interno S.E. Talaat Pacha e la Sottodirezione dei Deportati con tutti gli altri organi del Türkiye Cumhuriyeti, a regolare in via definitiva la situazione politica e razziale delle regioni anatoliche nord orientali.
La soluzione militare che le O.S. dell’Ittihad ve Terakki e le gendarmerie Zaptiès stanno applicando nei confronti del traditore interno, armeni cattolici, armeni gregoriani, siro cattolici, siro giacobiti, caldei, nestoriani, protestanti, e di tutti i giaur da sempre dediti al complotto e alla cospirazione con le potenze occidentali nemiche per lo smembramento della Nazione della Sublime Porta, determina il problema della destinazione degli scarti della temizlik nazionale, soprattutto in considerazione della necessità di mettere a regime da una parte una soluzione ragionevolmente rapida e svolta in condizioni di comprensibile segretezza e dall’altra un’economia di guerra efficace soprattutto per il nostro esercito impegnato nello sforzo bellico.
Non sembrino pertanto azzardate queste note per un progetto di realizzazione di una linea di macelleria in Gostandnubolis dedicata all’approvigionamento in via sperimentale e provvisoria delle nostre truppe di terra e di mare, quale alternativa produttiva allo scarico in fosse comuni o alla cremazione in cavità del sottosuolo. La prima soluzione richiede una forza lavoro sempre più difficile da mobilitare e reperire, mentre la seconda ha bisogno di una preventiva deportazione nelle regioni orientali geologicamente adatte che risulta particolarmente onerosa sia sotto il profilo dell’impegno militare che della finanza bellica. Il progetto di seguito accennato ha un ambito di applicazione limitato, come è naturale, all’emergenza bellica in atto, senza contare che le soluzioni di smaltimento tradizionale comunque contravvengono clamorosamente alla necessità di segretezza delle operazioni, lasciando al contrario prove certe sul terreno.
Si ricorda, infine, che in ogni caso solo un accordo operativo pressoché perfetto tra gli organi civili e militari del Türkiye Cumhuriyeti e i vertici dell’Ittihad ve Terakki può condurre alla soluzione radicale di tutti i problemi di integrità nazionale e a scongiurare in questo difficile momento storico la trappola cristiano-sionista del messianismo che intende ridurre alla schiavitù di una falsa fede non solo la neonata Nazione repubblicana ma tutta l’umanità.
2. Organizzazione del pubblico macello di Gostandnubolis.
Il pubblico mattatoio di Gostandnubolis è attualmente diviso in due linee di macellazione halal, l’una di bestiame bovino, l’altra di bestiame ovino e caprino. A queste, in esecuzione del progetto di smaltimento produttivo di cui alla precedente alinea B, si propone di aggiungere una linea di macellazione dedicata agli scarti della temizlik nazionale, nella fase iniziale classificata come linea “a ridotta capacità operativa” e iscritta nell’apposito registro dell’Ufficio dell’Alimentazione di Guerra dipendente dal Ministero dell’Interno del Türkiye Cumhuriyeti e sottoposto al regime del doppio segreto di stato e militare di classe terza.
Nell’intero ciclo di produzione di carne, sia da soggetti animali che paranimali, dovranno essere preventivamente individuati i rischi di pericolo infettivo per la salute pubblica, controllati dall’Autorità Veterinaria Militare facente capo al Ministero della Guerra e appena ricostituita dal Comitato Centrale dell’Ittihad ve Terakki e, per quanto possibile, rimossi o sottoposti a controllo permanente attraverso ispezioni di medici qualificati dell’O.S. ed opportuni esami di laboratorio.
Su qualsiasi situazione che possa rendere così l’alimento animale come quello dell’eccedenza della temizlik nocivo alla salute del soldato o del cittadino turco dovrà essere praticata un’opportuna azione di bonifica o di distruzione e del fatto dovrà essere fornita tempestiva informazione al Servizio Veterinario Militare del distretto di Gostandnubolis. Prima di realizzare il presente progetto, i gerenti del pubblico macello dovranno fissare per iscritto i ruoli e le responsabilità che gli addetti devono avere nelle diverse fasi del processo di lavorazione delle carni.
Occorrerà, in particolare, che l’Ufficio dell’Alimentazione di Guerra individui un gerente generale scelto tra gli ufficiali medici veterinari di prima milizia del Techkilat-i-Mahsoussè, un responsabile dell’addestramento dei macellatori di prima e seconda classe con esperienza almeno triennale di guerra sul fronte Nord Orientale, un medico anatomopatologo militare e un medico veterinario militare responsabili dell’intero processo di macellazione, un responsabile della pulizia e del mantenimento di impianti, macchine e stanze di macellazione, un medico veterinario capo della squadra di disinfestazione di roditori, insetti e parassiti.
Tutti costoro senza alcuna eccezione sono tenuti all’osservanza del segreto militare, sulla base dell’art. 15 del Codice Penale Militare che sanziona il reato di alto tradimento. Ogni trimestre il gerente generale dovrà redigere un rapporto sul funzionamento del sistema di macellazione e inoltrarlo al Comitato Centrale dell’Ittihad ve Terakki che adotterà le opportune decisioni.
3. Sistema della produzione giornaliera.
La quantità e la durata del ciclo di macellazione giornaliera dovranno essere programmate secondo i seguenti criteri: limiti della commessa affidata all’impianto dall’autorità veterinaria militare, numero di addetti disponibili, ritmo di affluenza dei paranimali vivi da macellare – preventivamente selezionati per età, genere e condizioni notorie di salute, trasporto delle carcasse, capacità delle celle frigorifere e del rifornimento di ghiaccio naturale quando le carni non vengono esitate a caldo.
Occorre arruolare un numero minimo di dodici addetti selezionati all’interno della milizia dell’O.S. con specifiche competenze acquisite anche nella vita civile – tra garzoneria, pulitori e macellatori di prima e seconda classe. Tutti costoro saranno opportunamente addestrati dalla commissione mista appositamente formata dall’autorità veterinaria militare e dall’Ufficio Nazionale dell’Alimentazione di Guerra. La visita clinica che precede la macellazione sarà condotta dal medico veterinario e dal medico anatomopatologo responsabili dell’intero procedimento.
L’esame ispettivo post mortem che precede le successive fasi di lavorazione sarà condotta dal medico veterinario ufficiale militare in servizio permanente presso lo stabilimento e nominato dall’Ufficio dell’Alimentazione di Guerra previa approvazione del Comitato Centrale dell’Ittihad ve Terakki.
†Il mio nome è e sarà per sempre Arek. Quando arrivano sto già dormendo. Prendono mio padre e lo rinchiudono nel fienile. Non so come lo hanno ucciso. Legano mia madre al letto e tirano la tenda. La sento gridare mentre il soldato mi prende per il collo e mi porta fuori vicino al pollaio. Il suo féz copre la luna mentre mi monta addosso. Alza al cielo l’ostia scintillante e con un rapido movimento all’indietro delle braccia la cala con forza nel mio petto. Fino alla canna del fucile. Allora sento crepitare la notte, la sento fiottare in fondo, con il sangue dal basso del ventre. Amen.
4. Area di sosta dei bipedi in attesa.
L’attività di produzione della nuova linea dello stabilimento dedicata alle eccedenze paranimali inizia con l’afflusso dei capi a fisiologia bipede da macellare. Questa prima fase si svolgerà nell’area all’uopo attrezzata e in questa sede verrà effettuato dal Servizio Veterinario Militare il controllo del rispetto delle regole previste dal decreto interministeriale del Türkiye Cumhuriyeti in corso di emanazione sul trattamento dei soggetti da sottoporre a deportazione.
Dopo l’eventuale esito positivo della visita ante mortem, i soggetti verranno avviati all’abbattimento programmato. Se dalla visita sanitaria congiunta dovessero risultare malattie infettive o altri rischi sanitari per la salute pubblica, i soggetti saranno indirizzati alla speciale area di osservazione attrezzata per il sospetto infettivo.
Rischi prevedibili in questa fase possono essere costituiti dal trasporto dei soggetti da abbattere mediante carri non idonei, l’uso improprio di strumenti di stimolo per la movimentazione dei soggetti vivi, il piano di scarico reso viscido da materiali fluenti, la rilevazione da parte del medico anatomopatologo militare e del medico veterinario ufficiale militare, in sede di visita ante mortem, di sintomi riferibili alle malattie infettive o a sospetti di contagio pandemico.
Pertanto, nell’area di afflusso del bestiame da macellare e per le ore previste o consentite, sarà prevista la presenza dei macellatori di prima e seconda classe e dei pulitori stanziali opportunamente addestrati come ausilio ai responsabili medici e veterinari nel controllo dei documenti di provenienza e di scorta dei soggetti e nelle operazioni di contenimento e movimentazione dei soggetti vivi, affinché la visita sanitaria ante mortem sia resa puntuale e completa nel minor tempo possibile.
5. Stordimento.
Il capo da abbattere sarà contenuto mediante trappola a denti metallici, come già avviene per i bovini e i solipedi domestici. Nel caso di bipedi di peso inferiore a 22 libbre, il contenimento avverrà mediante presa da parte dei macellatori di seconda classe, come già avviene per gli ovicaprini e i lattonzoli.
Per lo stordimento dei soggetti paranimali a fisiologia bipede saranno impiegati: pistola meccanica a proiettile captivo, come già previsto nei protocolli civili di macellazione di bovini e solipedi domestici; pinza elettrica per narcosi paralizzante per i bipedi di peso inferiore 22 libbre, come previsto nei protocolli civili per gli ovicaprini e i lattonzoli.
Rischi prevedibili in questa seconda fase del processo sono l’insufficiente addestramento del personale preposto all’uso dello strumento storditore e il mancato o non perfetto funzionamento degli apparecchi impiegati nello stordimento. Tali rischi saranno eliminati attraverso una puntuale attività di manutenzione degli strumenti di stordimento, a cura della garzoneria preposta, e la presenza di una scorta sufficiente di strumenti.
Dopo lo stordimento, il bipede, come già previsto in tutti i protocolli civili di lavorazione dei soggetti bovini e dei solipedi domestici, sarà accolto nella culla e successivamente sospeso nella guidovia mediante un sistema di sollevamento meccanico a tensione carrucolare. I protocolli di macellazione prevedono invece che gli ovicaprini e i lattonzoli siano sospesi manualmente nella guidovia dai garzoni. Così sarà fatto anche per i paranimali di peso inferiore a 22 libbre.
6. Procedimento di giugulazione.
In questa terza fase il macellatore di prima classe dovrà recidere i grandi vasi del collo del capo bipede da macellare, come già previsto per bovini e solipedi, per consentire un rapido e completo dissanguamento, manovra fondamentale ai fini dell’ottenimento di carni rigorosamente halal e nello stesso tempo conservabili.
Per i capi bipedi eccedenti la stazza di 110/120 libbre dovranno essere usati due coltelli: uno a lama diritta e corta per l’incisione della pelle, l’altro a scimitarra piccola per la recisione dei tessuti profondi.
Per i soggetti bipedi con stazza inferiore a 110/120 libbre, come previsto dai tradizionali protocolli corporativi per gli ovini, caprini e lattonzoli, la giugulazione verrà effettuata con un rapido attraversamento del coltello nello spazio viscerale del collo, utilizzando un boucher a lama corta.
Rischi potenziali in questa terza fase sono dovuti ad una tardiva giugulazione, all’inquinamento della breccia iugulatoria da manovre manuali non corrette, all’incisione accidentale della trachea, al blocco del processo di dissanguamento, all’uso non corretto dello sterilizzatore dei coltelli. Se quest’ultimo rischio trova il suo antidoto naturale nel controllo diuturno della bollitura per la sterilizzazione dei coltelli, nonché di tutti gli strumenti di eviscerazione e depezzamento, gli altri rischi si possono combattere solamente attraverso un regime di addestramento dei garzoni e dei macellatori secondo i criteri previsti dai protocolli corporativi e dal Ministero dell’Alimentazione Civile e sottoposto al controllo costante del gerente militare unico.
†Il mio nome è e sarà sempre Iraida. Mi prendono per strada mentre vado per acqua al pozzo di Pourasdane. Mi stringono le caviglie e i polsi come una giovenca in calore. Quattro di loro mi possiedono gli occhi riversi al cielo. Il quinto non mi tocca e guarda il mio addome gonfio. È calvo con i baffi lunghi fino alle orecchie. Il suo alito è dolce di raki. Cade ridendo di schianto sulla mia pancia. Una sola onda luccicante di acqua e sangue gli lava gli stivali sporchi. Amen.
7. Legatura dell’esofago e trattamento dei sacchi digerentispan>.
Nelle carcasse dei paranimali da avviare alle fasi finali di macellazione l’esofago e i sacchi gastrointestinali dovranno essere esteriorizzati e la legatura verrà effettuata a livello cardiale con apposita attrezzatura autocontenitiva. Per ciascuna carcassa, lo strumento di legatura dell’esofago dovrà essere pulito e disinfettato tramite bollitura preventiva al fine di scongiurare il rischio di inquinamento della carcassa.
8. Distacco della mammella.
Nel caso di carcasse di paranimali di genere femminile di stazza superiore alle 65/70 libbre, sarà bene procedere all’asportazione delle mammelle per prevenire l’inquinamento microbiologico da residui fibro-caseosi dell’area perineale della carcassa.
L’asportazione delle mammelle con apposito falcetto spatolare dovrà essere eseguita dal macellatore di prima classe, così come avviene per le carcasse bovine, evitando di incidere direttamente l’organo mastitico prima della scuoiatura della carcassa. Fondamentale in questa fase, ai fini di una corretta lavorazione della carcassa, il controllo eseguito durante l’operazione da parte del medico ufficiale militare.
9. Scuoiamento.
Il medico ufficiale veterinario e l’anatomopatologo militare disporranno lo scuoiamento obbligatorio delle carcasse paranimali in linea con quanto avviene per i bovini, i solipedi e gli ovicaprini e bipedi umani. Lo scuoiamento avrà inizio a partire dagli arti inferiori e, dopo aver effettuato un taglio a livello del tarso, le estremità verranno allontanate tramite gli appositi cadutoi.
Durante tutta la fase dello scuoiamento, il macellatore incaricato dell’operazione dovrà mantenere la cute rovesciata all’esterno in modo tale da evitare qualsiasi contatto della parte lurida con la superficie della carcassa per scongiurare il rischio dell’inquinamento microbiologico della superficie della carcassa.
†Il mio nome è e sarà sempre Khoren. Tre giorni e tre notti nel deserto di Deir el-Zor, trascinato per il collo come un cane, bevendo il piscio degli altri uomini di Tel Armen per non morire di sete. La mia lingua è gonfia e secca come una pietra, sto già soffocando quando mi spingono in fondo al pozzo di Cehennem. I primi a prendere fuoco sono i capelli degli altri caduti sopra di me, sento l’odore acre di carne bruciata prima di vederli in faccia. Sono belli e abbaglianti. Gli angeli di Dio sono dentro la fossa. I nostri peccati hanno oscurato il sole e seccato i pozzi. Benedetta la fiamma del Signore che libera le nostre anime nel Suo ventre. Amen.
10. Distacco della testa e asportazione degli arti.
Dopo aver effettuato la scuoiatura della testa, questa andrà recisa dalla carcassa. Il mantello cutaneo residuo, altri eventuali tessuti residuali asportati dalla carcassa e la testa saranno avviati all’inceneritore. Solo nel caso di recupero espressamente autorizzato per singoli casi speciali, la testa andrà avviata all’apposita postazione separata di lavaggio della cavità buccale e delle cavità nasali mediante l’uso di cannula a getto d’acqua a pressione alimentata dalla pompa centrale.
Gli arti inferiori e superiori della carcassa, una volta asportate le estremità, seguiranno il procedimento di depezzamento previsto per il confezionamento. Le estremità degli arti inferiori e superiori saranno avviate all’inceneritore.
11. Flambatura.
Sia nel caso di carcasse già scuoiate che in quello di carcasse mantenute integre a causa dell’età del bipede, tutte le carcasse saranno sottoposte a procedimento di flambatura e, nel caso occorra, di leggera raschiatura da parte del macellatore di seconda classe per eliminare i residui carboniosi sulla superficie della carcassa.
I rischi sanitari sono in questa fase pressoché nulli in quanto la superficie della carcassa viene a contatto con l’acqua potabile e la fiamma. L’operatore dovrà comunque prestare attenzione ad eseguire quando è necessario un corretto raschiamento superficiale per evitare la formazione di sfibrature del tessuto cutaneo profondo, in special modo nel caso di capi di peso inferiore alle 20/30 libbre.
12. Eviscerazione.
Dopo l’esteriorizzazione e la legatura dell’intestino retto, sarà eseguita l’eviscerazione del pacchetto bianco, usando la stessa tecnica protocollare applicata per i bovini e i solipedi. Tutto il blocco bianco, dopo la visita ispettiva del medico veterinario militare, verrà avviato integro in tripperia.
I rischi di questa fase risiedono: nella rottura dell’intestino con conseguente inquinamento della cavità addominale da parte del materiale intestinale e gastrico; nella rottura della cistifellea con conseguente colorazione dei tessuti interessati; rottura della vescica con conseguente inquinamento urinoso della cavità addominale; rottura di raccolte peritoneali, quali ascessi e cisti. In tali casi è necessario esercitare un’azione correttiva da parte del macellatore di prima classe attraverso la bonifica della carcassa o con specifico lavaggio in acqua corrente oppure, ove necessario, con l’asportazione, su larga base di escissione, della parte interessata dal processo inquinante.
Per le carcasse di stazza superiore alle 110/120 libbre, come già in esito per i bovini, solipedi domestici ed ovicaprini adulti, il pacchetto rosso degli organi della cavità toracica sarà asportato in un unico blocco comprendente anche il fegato e la milza.
Nelle carcasse di peso inferiore alle 110/120 libbre, il pacchetto rosso verrà invece lasciato in situ come avviene nel regime protocollare previsto per lattonzoli, agnelli e capretti. Per evitare i rischi di rottura o di caduta sul pavimento durante la fase finale dell’eviscerazione toracica, tutto il pacchetto rosso dovrà essere raccolto in apposito contenitore per essere poi appeso nella ganciera espositiva in attesa dell’ispezione sanitaria.
†Il mio nome è e sarà sempre Naïri. Perdonami, figlia mia, io non sapevo, non potevo sapere quello che ti avrebbero fatto. Ti avrei dato la morte con le mie mani per salvarti dalle loro mani. Sarei entrata nella tua stanza la sera prima del loro arrivo per darti la buonanotte e dopo avere baciato i tuoi occhi di giada ti avrei stretto forte al mio seno fino a respirare il tuo ultimo respiro. Avrei pianto tutte le mie lacrime abbracciata al tuo piccolo corpo di nuvola e ti avrei portato in braccio fino alla riva del fiume. Saremmo entrati insieme dentro l’acqua profonda e ti avrei perduto solo per un momento. Perdonami, carne mia se posso morire per te solo dopo di te. Amen.
13. Sezionamento della carcassa e salatura preventiva.
Il sezionamento preliminare in due mezzene sarà effettuato solo nelle carcasse di peso superiore alle 120/130 libbre. Non verrà praticato nelle carcasse di peso inferiore. Il sezionamento in due mezzene potrà essere effettuato manualmente mediante l’impiego della mannaia oppure mediante una sega a spinta elettrica di importazione tedesca, seguendo la parte mediana della colonna vertebrale.
I rischi di questa fase risiedono nella possibilità di inquinamento microbiologico derivante dall’uso della mannaia e della sega in non perfette condizioni igieniche e dall’inquinamento fisico con schegge d’osso della componente muscolare della linea paravertebrale. Tali rischi possono facilmente essere prevenuti attraverso l’addestramento dell’operatore e lo smontaggio della sega nella fase del lavaggio e della disinfezione.
Tutte le carcasse sezionate saranno avviate al reparto di salatura preventiva, da effettuarsi con i tempi e le modalità corrispondenti alle necessità di correzione del sapore richieste dalla carne paranimale secondo l’età ed il peso originari.
14. Identificazione della carcassa e dei pacchetti bianchi e rossi.
Ai fini della rilevazione annonaria militare, tutte le carcasse e i relativi organi paranimali, così come avviene comunemente per i bovini e i solipedi adulti, dovranno essere in qualsiasi momento rintracciabili dall’Ufficio di Alimentazione di Guerra mediante l’applicazione di cartellini numerati o di altro sistema anche di marchiatura a caldo che consenta l’identificazione.
Per i capi bipedi di peso inferiore alle sette libbre, come avviene per gli ovicaprini e i lattonzoli, possono essere previsti sistemi di identificazione della singola partita. Per l’identificazione e il confezionamento delle varie sottocategorie merceologiche si rimanda alla successiva alinea D.
†Il mio nome è e sarà sempre Dikran. Di lui ricordo solo lo scintillio dei denti d’oro sotto la lampada a gas, nella cripta della chiesa. Lurido figlio di una serpe infedele – mi dice – mangia il Genesi – mi dice e mi infila in bocca tre o quattro pagine strappate dalla bibbia del patriarca. Sporco frandji – hai venduto la tua madrepatria ai francesi per un sorso di çai – mi dice lentamente, scandendo bene le parole e mi spinge in fondo alla gola le pagine del libro. Gli sputo addosso sangue e vomito ma lui continua ficcarmi in gola pagine su pagine. Lui continua a riempire di carta la gola di un morto fino all’ultima pagina del libro. Accendete una candela in mio nome quando la chiesa sarà ricostruita. Amen.
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