In che direzione sta andando al giorno d’oggi «il lento quasi impercettibile movimento in avanti e in alto del triangolo spirituale, un movimento che talvolta esteriormente si arresta ma continua interiormente incessante, senza interruzioni»?
di Antonio Gasbarrini
A distanza di oltre un secolo dal rivoluzionario testo di Vasilij Kandinskij Dello spirituale nell’arte (1910, pubblicato due anni dopo) che ha spalancato porte e finestre alla primaverile aria nuova ed innovativa dell’Astrattismo rispetto ad una ingessata Arte accademica – già azzerata dagli Impressionisti ed in corso di sovvertimento con il Futurismo marinettiano e il Cubismo picassiano –cos’è ancora rimasto incapsulato, di quella invisibile componente spirituale (l’«anima», per dirla con V. K,) nelle opere germogliate tra un decennio e l’altro sino ai nostri giorni nel susseguirsi di un avanguardista ismo e l’altro?
Secondo noi, non molto.
Per verificare tale pessimistico assunto, la rassegna LO SPIRITUALE NELL’ARTE – Un check-up sulle sbiadite o scomparse tracce kandinskijane, in cui sono stati coinvolti artisti (anche scomparsi, grazie alla prestata collaborazione degli eredi o collezionisti) nati o attivi prevalentemente in Abruzzo, copre un arco temporale spaziante dalla seconda metà del Novecento al 2024 con opere di pittura, grafica scultura, installazione, fotografia performativa, non tralasciando, peraltro, le contaminazioni digitali, Intelligenza Artificiale generativa compresa.
Le ragioni di una tale scelta territoriale – l’Abruzzo appunto – sono dovute alla costante dialettica con le problematicità estetiche connesse all’arte già moderna ed attualmente contemporanea, data la presenza istituzionale dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila dalla metà degli anni Cinquanta ed i vari Istituti d’Arte (Licei artistici che dir si voglia) disseminati in varie città ove hanno insegnato o tuttora insegnano un buon numero degli artisti partecipanti. Da aggiungere, le storicizzate Rassegne d’arte veicolate dai Premi Michetti, Avezzano, Vasto, Valle Roveto, Sulmona e Penne. Ancora, le aquilane Alternative Attuali degli anni Sessanta e, tanto per essere nel tema, le Biennali d’Arte Sacra di S. Gabriele. Da sottolineare, ancora, la costante attività, soprattutto a Pescara e L’Aquila, svolta da valide gallerie private, comprendendo, inoltre, le raccolte museali pubbliche dedicate all’arte moderna e contemporanea, ad iniziare dal Museo Nazionale d’Abruzzo.
Decisamente una bella “temperie culturale” che ha favorito in buona parte la sprovincializzazione della grammatica e della sintassi del linguaggio stilistico ed espressivo degli artisti qui attivi, in linea con quanto di più valido andava affermandosi, anche se solo temporaneamente, nel contesto nazionale ed internazionale.
Il sinestetico colore kandiskijano, dotato di profumo, e, in modo pregnante di suono, variabile d’intensità e collegabile uditivamente a vari strumenti musicali a seconda della loro presenza o meno nell’opera (si veda Giallo, rosso e blu del 1925, ora al parigino Centro Georges Pompidou), ha nel frattempo metamorfizzato la sua essenza corporale ed analogica, evaporando del tutto e trasmutandosi in immateriali, luminescenti pixels, via via sempre più sofisticati in termini di definizione ottica dell’immagine visualizzabile su un dispositivo elettronico.
Ma, per impattare al meglio con l’ “essenza spiritualistica” propugnata, in che direzione sta andando al giorno d’oggi «il lento quasi impercettibile movimento in avanti e in alto del triangolo spirituale, un movimento che talvolta esteriormente si arresta ma continua interiormente incessante, senza interruzioni»?
Il relativo check-up effettuato con questa Rassegna, cercherà di chiarirne alcuni esiti.
Circa le tante pulsioni astrattizzanti storicamente riconducibili alle straordinarie figure artistiche di Kandinskij, Mondrian e Malevič, collegabili nel coinvolgimento personale dei primi due nella Società Teosofica ed alla coeva affermazione della Teoria della relatività einsteiniana con il conseguente, radicale cambiamento della concezione del tempo e dell’ossificato spazio cosmogonico tridimensionale newtoniano, rimando alla lettura del mio saggio leggibile (negli “Approfondimenti”) Spiritualismo, teosofia e relatività einsteiniana: l’astrazione estetica di Kandinskij, Mondrian e Malevič.
All’interno di questa cornice teoretica saranno inquadrate telegraficamente le diverse poetiche degli artisti invitati, non solo per la loro specifica creatività, ma anche per i potenziali collegamenti con la componente spirituale (non già di matrice religiosa) nell’accezione sino a qui tratteggiata.
Precisando, inoltre, come l’allestimento delle singole opere sia stato effettuato nella modernizzata, residuale architettura dell’ex navata della seicentesca chiesa francescana di S. Michele (non più esistente), dove sono tra l’altro presenti in permanenza ben tre ragguardevoli opere facenti parte della nutrita collezione d’arte moderna e contemporanea del Consiglio Regionale dell’Abruzzo: il dipinto su tela Aurora di Teofilo Patini, la monumentale scultura-installazione lignea Arcobaleno di Mario Ceroli (recentemente restaurata dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila) e la vetrata policroma Le opere ed i giorni di Franco Summa, a perfetto loro agio ed empatia con la Rassegna.
Tra i tanti artisti attivi, ma ahimè nel frattempo scomparsi tra il 2004 e lo scorso anno, una sorta di Omaggio è stato reso, per l’indubbia validità della loro affinata ricerca riconducibile ad istanze astrattizzanti, informali, post-Pop e neo-costruttive a: Pasquale De Carolis con la candida scultura in terracotta patinata Piega in libertà ed i dipinti di Elio Di Blasio con il rarefatto, silente paesaggio di Cieli, Ennio Di Vincenzo con l’aereo volo segnico di Farfallabirinto 3, Angiolo Mantovanelli con le dense citazioni architettoniche dell’Omaggio a Le Corbusier e Giancarlo Sciannella con l’archetipa, annottata atmosfera d’un lacerato animo.
Ancora sul registro astratto-informale variamente declinato e spesso sincreticamente risolto nelle irrequiete e cangianti forme ora dinamizzate, ora pacatamente autoriflessive, possono essere collocati i dipinti, realizzati anche con tecnica mista, Blu cobalto / Blu Prussia di Giulia Napoleone nel riconoscibilissimo, delicato e all’un tempo cangiante monocromatismo tonale; Groviglio di Albano Paolinelli ove è riscontrabile un’accentuata tensione formale; Il vuoto è forma, la forma è vuoto di Lino Alviani geometrizzato in un tempo-spazio euclideo sospeso d’ascendenza zen; Il mio io evapora di Albino Moro nell’imprinting del personale vissuto tra le sinuose dune sahariane; Redivivo di Fausto Cheng con l’aggettante, enigmatica sculturina; No comment dell’iraniano, ma “aquilano” d’adozione a tutti gli effetti, Rezakhan, nella ritmata scrittura segnica tratta dall’alfabeto persiano e, “dulcis in fundo”, la tagliente opera su carta Disegni monocromi del decano degli artisti abruzzesi Angelo Colangelo, che, per la sua persistente, modernizzata freschezza inventiva, sembra effigiata ieri ed invece è stata creata nel 1964, vale a dire ben 6 decenni fa.
Sul versante di una figurazione resistente sì alla sua totale abolizione propugnata e coerentemente realizzata da Kandinskij a partire grosso modo dalla prima metà degli anni Dieci e sino alla sua ultima permanenza terrena nel 1944 – ma aggiornata alle tante esigenze neo-espressive nel frattempo affermatesi – possono essere ricondotti il disegno su carta da scena Apocalisse di Giovanni di Sandro Arduini, ove sembra venirci incontro il maestoso, possente, secondo angelo apocalittico d’ascendenza compositiva neo-rinascimentale ed i dipinti su tavola Macrocosmo – microcosmo di Antonio Rauco dai decisi tratti metafisico-surreali densi di simboliche metafore su metafore e, infine, Bosco dell’anima di Anna Seccia, in cui l’infittita, ma scarnificata vegetazione, tende a smaterializzarsi, come avviene d’altronde in Trasparenze di Duilio Chilante, dalle suggestive compenetrazioni volumetriche di piani su piani.
Un’annotazione a parte va fatta per la fotografia performativa di Mandra nel dittico Albero Madre e quella installativa di Lea Contestabile in Rammendi di storie. Adesso a parlare, o meglio dire, sono rispettivamente tre ritratti sovrapposti a mo’ di tronco (corpo) e rami (braccia) di donne di diversa età dallo sguardo magnetico nella più anziana e quelli scattati tra gli anni Quaranta e Cinquanta dal padre dell’artista Guido Orante nella sua qualità di fotografo, variamente rielaborati ed assemblati con l’incrocio di familiari fili della memoria.
Slides (a cura della redazione)
Se i lavori sinora commentati hanno ancora attinenze con questo o quell’assunto teoretico e creativo sostenuto in Dello spirituale dell’arte – nonostante le sue tracce siano diventate sempre più sbiadite per una serie di ragioni dovute innanzitutto ai radicali cambiamenti degli stili di vita di matrice capitalistica (non solo occidentali) affermatisi, a partire dall’immediato dopoguerra, nella Società dello spettacolo di debordiana definizione – con sempre maggiore difficoltà la determinante componente “spirituale” dell’opera e nell’opera, ha trovato una sua ragione d’essere.
L’eclisse dell’anima-spirito kandinskijano può farsi risalire al provocatorio ready made per eccellenza Fountaine (l’Orinatoio del 1917) di Marcel Duchamp, data la ravvisabile supremazia in esso, della componente intellettuale su quella “sentimentale” ed il conseguente cambiamento relazionale tra artista e fruitore viepiù disorientato allorché è alle prese con l’ermetismo di incomprensibili manufatti estetici rispetto alla sua capacità recettiva. Sarà inoltre l’Arte concettuale affermatisi negli USA e in Europa intorno alla seconda metà degli anni Sessanta – a cominciare da Joseph Kosuth, ma più che vegeta anche ai nostri giorni – ad esaltare la modellante componente del “pensiero” dell’artista che non sempre è esclusivamente “poetante” (per dirla con George Steiner) una volta trasfuso all’interno nell’opera, sia essa costituita anche da solo enunciati verbali.
Ecco, allora, venirci incontro, la neo-prassi installativa – anche scultorea –, riscontrabile in: La caduta di Gianfranco D’Alonzo, il quale ci mette in contatto visivo con uno stratificato tappeto costituito da sfrangiati, “umili” strati di tarlatane usate per la stampa calcografica, ingentiliti da una bianca piuma di cigno; Obelisco degli imenotteri – La sacralità nel microcosmo di Mario Costantini, dai minuscoli, ma ingigantiti insetti non più fastidiosi e criminalizzati, ricamati come sono con arcobalenici fili di lana e di seta; Trittichetto di Armando Gioia, dove il quasi ironico diminutivo apposto alle tre sagomate mini-sedie da design ed al loro geometrizzato schienale giocato sulla bicromia bianco-scuro, approdano frammenti memoriali di alcuni vissuti, e, Cosmogonia di Paolo Spoltore, una sorta di esile asta sorreggente un arcuato ed inquietante mezzo-volto arrugginito sormontato da strambe molle spiraliche protese nell’altrove.
Ben tre degli artisti presenti, peraltro coinvolti nella docenza di varie Accademie di Belle arti, possono essere fatti rientrare in questo filone estetico, pur nell’autonoma linea di ricerca personale perseguita registrante anche gli input inventivi d’ordine digitale o strettamente connessi all’ “esordiente” Intelligenza Artificiale generativa.
Se ne L’estetica del Caos di Sergio Nannicola, l’errabonda trottola cosmica, anche dell’Arte e della sua agognata Bellezza, è attorniata dalle parole-Verbo UNIVERSALE SPIRITUALE singolarmente affisse al di sopra della stessa e NATURALE ANCESTRALE nella parte sottostante, nel catartic Lo psiconauta danzante di Vito Bucciarelli, il rinnovato universo plasmabile dalla creatività digitale concerne non solo inedite pratiche compositive d’ordine formale, ma anche l’apertura dell’opera in senso relazionale, grazie all’attivazione del QR Code incorporato in essa consentente ora di video-condividere le gioiose capriole del protagonista nel tempo-spazio ritmato da suoni astrali.
Infine, nell’Affilato strumento per il disegno di Franco Fiorillo (vale a dire un temperino incastonato all’apice di una croce, simbolo identificativo del cristianesimo), tutte le problematicità connesse alla sua chiamata in causa in una versione installativa a-religiosa, sono state sviscerate ponendo una serie di domande all’invisibile rete neurale dell’Intelligenza Artificiale generativa. Culminate nella richiesta di ipotizzare un concetto filosofico di temperino: la risposta, è stata più che esauriente (si legga l’intero testo riportato negli “Approfondimenti”).
ta ora alla sensibilità del fruitore ed al suo spirituale interiore entrare in sintonia con quelle degli artefici delle opere esposte. Nel presupposto che, per dirla con l’“incipit” Dello spirituale nell’arte: «Ogni opera d’arte è figlia del proprio tempo, e spesso è madre della nostra sensibilità».
* Testo tratto dal catalogo della rassegna d’arte contemporanea Lo spirituale nell’arte. Un check-up sulle sbiadite o scomparse tracce kandinskijane (a cura di Antonio Gasbarrini)
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