Che le riviste d’arte e, più in generale, quelle dedicate alla cultura, siano alquanto in crisi nella liquida era baumaniana del “mordi e fuggi” digitale, è un dato di fatto. Cartacee o fugacemente visibili su un display (non importa), hanno via via perso tutta l’aura conquistata nel passato grazie al crescente numero di lettori, spesso ammaliati da quel rigenerabile e rigenerato “mondo altro” dedicato al cervello ed allo spirito dei frequentatori. Nonostante questo inoppugnabile dato di fatto, ZRAlt! continua, imperterrita, ad esplorare i meandri della sua mission cognitiva e ri/cognitiva relativa alla dialettica instaurabile tra gli eventi catastrofici (siano essi riconducibili ad una Natura viepiù impazzita o alle sanguinarie guerre in corso in buona parte del pianeta) e la risposta creativa agli stessi. Dialettica sperimentata sin dalle sue prime “pagine”strettamente e geneticamente correlate al devastante sisma aquilano-abruzzese di oltre 16 anni fa.

E – è bene chiarirlo subito – non tutte le macerie fisiche hanno la stessa valenza simbolica. Quelle generate da terremoti, tsunami, cicloni…., anche se a malincuore, vengono accettate da chi le subisce per quello che sono (e sono state) nei ricorrenti capovolgimenti tellurici e climatici (i  secondi favoriti dall’avvento dell’Antropocene). Le altre, tra droni e missili “bombaroli” teleguidati dalla cosiddetta Intelligenza Artificiale algoritmica, hanno in comune il loro malefico obiettivo omicida preannunciato da nuvole di fuoco frammiste a polvere, somiglianti nel loro piccolo, agli stramaledetti funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki. Aggiungiamo poi, la lancinante ricognizione dei morti – per la gran  parte civili – come sta avvenendo in Ucraina con l’aggressione putiniana e in terra palestinesi con il denegato genocidio in corso.

A proposito di genocidi del passato o più recenti, riteniamo utile proporre qui l’immagine-opera Genocide Flag realizzata a metà degli anni Sessanta dall’ “inventore” di Fluxus, il geniale Jiurgis Mačiūnas (1931-1978),immortalata, tra l’altro, da un sorta di selfie ante litteram di John Lennon e Yoko Ono.

Jiurgis Mačiūnas Genocide flag

 

Per capire la forte ostilità dell’establishment  nei confronti dell’artista, il quale subirà un’oscura aggressione nel 1975 che gli causò una serie d’irreversibili danni fisici, come la perdita di un occhio, vale la pena trascrivere il testo che affianca il “capolettera” dei teschi sostituiti alle stelline bianche:

USA SURPASSES ALL THE GENOCIDE RECORDS! / KUBLAI KHAN MASSACRES 10% IN NEAR EAST / SPAIN MASSACRES 10% OF AMERICAN INDIANS / JOSEPH STALIN MASSACRES 5% OF RUSSIANS / NAZIS MASSACRE 5% OF OCCUPIED EUROPEANS AND 75% OF EUROPEAN JEWS / U.S.A. MASSACRES 6,5 % OF SOUTH VIETNAMESE & 75% OF AMERICAN INDIANS / FOR CALCULATIONS & REFERENCES WRITE TO: P.O. BOX 180, NEW YORK, N.Y. 10013.

Di fronte a questa tragica elencazione di storici misfatti, in che modo denunciare ciò che è avvenuto nel più recente passato e sta ancora succedendo giorno dopo giorno a Gaza e Cisgiordania da parte di uno Stato (Israele) dimentico della Shoah (vale a dire catastrofe)?

ZRAlt! lo farà secondo le sue collaudate modalità,  entrando subito nel merito con i testi e gli apporti multimediali di Pino Bertelli con la recensione del film – documento titolato No other land di Basel Adra (palestinese), Yuval Abraham (israeliano), Rachel Szor (iraniana) e Hamdan Ballal (palestinese) e Ilaria Carosi con una puntuale analisi d’impronta psicologica leggibile in Ricordi e sogni traumatizzati.

Della scrittura bertelliana dalla ricorrente impronta pamphlettistica erede della lezione situazionista di Guy Debord e C., i lettori di questa rivista hanno avuto modo – in più di una occasione – di familiarizzare con il suo ricorrente J’Accuse!!! nei confronti del sistema di Potere laico o religioso in auge in questo o quel Paese.. Senza nulla togliere o aggiungere alla sua creatività e competenza in materia: «Si tratta di un documentario girato sul campo con telecamere d’occasione o amatoriali … non si guarda tanto alla preziosità della fotografia o alla perfezione delle inquadrature quando i fucili si sostituiscono alle richieste di libertà … autori e personaggi interpretano se stessi e danno voce e volto a chi ha perso il diritto di parlare, di vivere, di sognare … in un montaggio serrato, a tratti epico, si vedono le proteste pacifiche dei palestinesi contro le demolizioni, respinte con la violenza dell’esercito israeliano e dei coloni …».

Ma, cosa succede nella mente e nel corpo dei sopravvissuti ad un Genocidio? A chiarircelo è la giovane, ma più che matura psicologa Ilaria Carosi che ha sperimentato in prima persone, con un lutto famigliare, il trauma generato dal sisma aquilano del 2009: «Gaza però, Gaza oggi è un’altra cosa. Mi chiedo quali risorse resteranno in chi sopravvive, cosa resterà per ripartire, quali e quanti cocci si potranno effettivamente raccogliere e rimettere insieme, quando tutto questo finirà […].andare oltre il concetto di trauma, per come lo conosciamo … pensare a qualcosa che possa contenere questo orrore perché “l’esposizione prolungata ad eventi così distruttivi e non terminati oltrepassa le categorie del trauma e non abbiamo ancora a disposizione nessun termine e nessuna categoria per rendere pensabile la sopravvivenza della mente in queste condizioni”. Ho capito bene? Capite? Si mette in dubbio la sopravvivenza della mente, si ipotizzano una potenziale frantumazione e disorganizzazione psichiche non altrimenti riparabili».

Quasi a volerci trarre fuori da questa distopica dimensione esistenziale in cui siamo stati scaraventati, è lo spumeggiante racconto inedito Dialoghi non di Marco Palladini a ripercorrere le tematiche ideologiche del femminismo ad oltranza delle così dette “sue”G.D.A. (Giovani Donne Arrabbiate) con continui cambiamenti di nomi (ma non di sostanza) dei due interlocutori Sarah (Sarina) e Rinaldo (Rivaldo, Ranaldo), che con le loro trancianti, ma a volte strampalate analisi da bar sui tanti mali della società contemporanea, non riescono ad approdare a concordi conclusioni:«Sarah – … né cieca e né velleitaria … la rivolta delle G.D.A. è l’unica speranza del pianeta … chi non lo intende sta dalla parte della marmaglia dei sodomizzatori e allora non ci può essere tregua alcuna, né pacificazione … occorre abbinare il travestimento dei valori e il commercio delle virtù contro la dittatura dell’inautentico e del brutale … la lotta ancipite, verso gli avversari sia esterni sia interni, continua…».

Per quanto concerne l’Arte proposta a 360 gradi nei suoi risvolti formali e linguistici, ben 5 interventi interloquiscono con le tematiche avanguardiste in ambito poetico e visivo, con le nuove soluzioni con/creative messe a disposizione dall’IA o con la stessa Storia dell’Arte moderna e contemporanea.

Il più che esaustivo saggio di Giovanni Fontana  Rivisit/azioni sinestetiche. intrecci e scambi di sensi nell’area poetica intermediale, ci rende conto del vasto panorama italiano ed europeo in cui le intuizioni futuriste nei dintorni della “parola visiva” sono state portate avanti da numerosi, sperimentali protagonisti del rinnovamento e ampliamento sinestetico di una poesia non-lineare “altra”, come può ben riscontrarsi nel suo performativo libro d’artista: «Nel mio Libro dei labirinti (Il poeta e l’architetto) il gioco sinestetico è elemento costitutivo fondamentale dell’opera, che, tra l’altro, fa proprio leva su “questa vista strana”. Si tratta di un lavoro che investe il campo del libro d’artista con l’intenzione di sovvertirne la dimensione percettiva: nasce per essere “usato”” in performance, solleticando l’immagine subconscia di un’Arianna che lascia scie profumate a fronte di fili ingarbugliati e parole sibilline, un’Arianna contraddittoria, guida ingannatrice, che sfida lo spazio, ma che, in fondo, fa il gioco della poesia».

Marco Fioramanti, in Dal Tratto alle Ali di Icaro: oltre quaranta anni di attività, ripercorre sinteticamente le sue numerose incursioni in ambito pittorico, scultoreo e installativo fortemente debitrici della sua esperienza nel Gruppo “trattista”: «La poetica del mio lavoro si muove tra diversi linguaggi e forme espressive attorno a elementi e segni/tracce di vissuti archetipici e trascendenti, per raggiungere un’idea di ‘arte totale’. Poetica che nasce alla metà degli anni Settanta con una grafica figurativa di tipo espressionista e si consolida sotto il nome di “Trattismo” all’inizio degli Ottanta».

Roberta Semeraro in The idea of sculpture. from the hand to the robot: Helena Bacardi & c. , nella sua qualità di curatrice dell’omonima mostra dedicata all’artista originaria di Cuba allestita a Venezia in sintonia con la Biennale di Architettura,di Venezia, tematicamente imperniata su “Intelligens, Natural, Artificial, Collective” , mette in luce più di un aspetto del rinnovamento in atto della “scultura scolpita” anche con l’ausilio di scalpelli robotici guidati (tra un colpo e l’altro dati alla pietra, marmo…) dagli onniscenti (?) algoritmi dell’IA: «L’IA non è altro che uno spazio infinito dove confluisce la memoria umana, pertanto siamo noi a determinarla. Questo vuol dire che se gli artisti trasmetteranno all’Intelligenza Artificiale una memoria basata su contenuti corretti e principi etici, la nuova generazione di robot che sta nascendo potrà ancora celebrare l’arte rispettandola, senza farla scomparire nei suoi sistemi produttivi che saranno esponenzialmente, molto più potenti dei nostri».

Massimo Pamio, con l’Elogio dell’arte pittorica, esalta, in un certo qual modo, con una serie di risvolti anche d’ordine filosofico, il mondo dell’Arte (ch’è pura finzione), rispetto al “mondo-mondo reale”:«Il mondo della finzione non è altro che un mondo parallelo in cui tutto è congelato, e nulla avviene, perché la visione si è cristallizzata in un sogno permanente e senza suoni, senza movimento, senza tempo. L’arte è un reale svuotato e consegnato alla finzione assoluta, alla verità che non appartiene al reale, al mondo vivente, ma al vero della finzione che ha messo in gioco un’altra dimensione in cui nulla accade, non il dolore, non la gioia, non l’amore, non l’orrore, non la noia, non l’indifferenza».

Antonio Gasbarrini, infine, ne Lo spirituale nell’arte (Un check-up sulle sbiadite o scomparse tracce kandinskijane), rende partecipi i lettori dell’omonima rassegna d’arte da lui curata, tesa a verificare la persistenza, o meno, della laicizzante spiritualità a suo tempo insufflata dall’artista russo nel primo acquerello astratto del 1910, nonché nelle sue altre sinestetiche opere “astrattizzanti” che nulla avevano da spartire con le coeve ricerche futuriste:«Il sinestetico colore kandiskijano, dotato di profumo, e, in modo pregnante di suono, variabile d’intensità e collegabile uditivamente a vari strumenti musicali a seconda della loro presenza o meno nell’opera (si veda Giallo, rosso e blu del 1925, ora al parigino Centro Georges Pompidou), ha nel frattempo metamorfizzato la sua essenza corporale ed analogica, evaporando del tutto e trasmutandosi in immateriali, luminescenti pixels, via via sempre più sofisticati in termini di definizione ottica dell’immagine visualizzabile su un dispositivo elettronico».

 

Indice binario

Cinematografia

 Pino Bertelli  No other land di Basel Adra (palestinese), Yuval Abraham (israeliano), Rachel Szor (iraniana) e Hamdan Ballal (palestinese)

 Letteratura

Marco Palladini  Dialoghi non (Racconto inedito)

Psicologia

Ilaria Carosi  Ricordi e sogni traumatizzati

Arte

 Giovanni Fontana  Rivisit/azioni sinestetiche. Intrecci e scambi di sensi nell’area poetica intermediale

Roberta Semeraro The idea of sculpture. From the hand to the robot: Helena Bacardi & c.

Marco Fioramanti  Dal Tratto alle Ali di Icaro: oltre quaranta anni di attività

Massimo Pamio  Elogio dell’arte pittorica

Antonio Gasbarrini   Lo spirituale nell’arte (Un check-up sulle sbiadite o scomparse tracce kandinskijane

 

ALCUNI TITOLI E AUTORI DEL PROSSIMO NUMERO 49 DI ZRAlt!

 Pino Bertelli  Sulla sovversione non sospetta dell’immaginario

Antonio Gasbarrini  Seminiamo Arte V – Arte contemporanea diffusa per una rigenerazione civica

Luigi Fabio Mastropietro   In nome dei morti

Marco Palladini  Pasolini, Roma e la Dopostoria (Recital)

Cam Lecce e Jorg Grünert  Performance:prolungamenti dei linguaggi artistici nella pratica di  Deposito Dei Segni

Angelo De Nicola  Il gigante di Acciano (Racconto inedito)