Le sue sculture realizzate con le più sofisticate tecnologie nei laboratori di Tor Art di Carrara e della Fonderia Capas Esculturas di Madrid, si contraddistinguono per la perfetta esecuzione e l’eleganza formale, dimostrando infine che, dal rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, possono nascere piccoli capolavori d’arte così come lo sono le sue sculture realizzate a mano provenienti dagli Stati Uniti d’America
di Roberta Semeraro
L’AI sta cambiando il mondo. A distanza di circa un secolo dal testamento di Gauguin, gli artisti tornano ad interrogarsi quale sarà il futuro dell’arte, sopravviverà a questi tempi difficili? Perché abbiamo scelto di parlarne con Helena Bacardi?
Per entrare nel dibattito apertosi in seno alla Biennale di Architettura,di Venezia, di quest’anno “Intelligens, Natural, Artificial, Collective” , Bacardi ha realizzato con la robotica, nelle aziende più all’avanguardia in Europa, alcuni esemplari di sculture.
In un momento epocale, dove sta cambiando anche l’arte sotto l’impulso dell’Intelligenza Artificiale, gli artisti sentono l’urgenza di rispondere con il loro lavoro alle tre fondamentali domande “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?” , le stesse che si pose Paul Gauguin, circa un secolo fa, nel dipinto che è passato alla storia come il suo testamento pittorico.
Bacardi trae ispirazione dalla grande tradizione classica e da quella modernista del Novecento. Le sue sculture realizzate con le più sofisticate tecnologie nei laboratori di Tor Art di Carrara e della Fonderia Capas Esculturas di Madrid, si contraddistinguono per la perfetta esecuzione e l’eleganza formale, dimostrando infine che, dal rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, possono nascere piccoli capolavori d’arte così come lo sono le sue sculture realizzate a mano provenienti dagli Stati Uniti d’America.
La dualità tra il suono meccanico del robot e quello della pietra battuta, è ripresa nel brano musicale che accompagna la mostra, composto da Emanuel Dimas de Melo Pimenta. Sostanzialmente quello che cambia, è l’approccio alla scultura, poiché il bozzetto, disegno, studio pittorico che racchiude in sé l’idea germinale della scultura, nella robotica viene sostituito da un file o da una fotografia contenente l’idea elaborata dall’Intelligenza Artificiale, sotto il controllo dell’artista, che permette infine al robot di realizzare la scultura. Il cambiamento non è nel valore dell’opera finita, ma nel mezzo con il quale viene plasmata. La sostituzione dell’Intelligenza Artificiale alla Sapienza (mano) dell’Artigiano, inevitabilmente annulla quell’intervallo di tempo dove l’esperienza umana entra in contatto con la materia, determinando un risultato diverso anche nell’opera. Ma se l’artista, con la sua genialità e la sua forza creativa, gestisce e padroneggia l’IA, che si tratti di tecniche manuali o no, l’arte sopravviverà a questi tempi difficili.
L’intelligenza artificiale sta cambiando, e cambierà, il mondo. Nel cinema e nella letteratura, molte sono state le opere distopiche che, in un certo senso, hanno anticipato ciò che stiamo vivendo. Secondo le teorie dell’evoluzione di Darwin, la razza umana è in continuo svolgimento e si modifica metodicamente, seguendo leggi matematiche e adattandosi all’ambiente in cui vive. L’avvento della tecnologia, in questo nuovo millennio, ha sicuramente favorito l’affermazione dell’intelligenza artificiale, che ha la capacità di analizzare, associandole, milioni di singole unità. In teoria, l’intelligenza umana e quella artificiale, che funzionano entrambe per calcoli numerici, dovrebbero andare nella stessa direzione. Però, le opere di Helena Bacardi ci insegnano che c’è una parte non trascurabile dell’uomo: quella dei sensi. I programmatori di software credono che, in un futuro ormai prossimo, le macchine avranno particolari sensori che porteranno l’intelligenza artificiale a sviluppare percorsi emozionali. Se così sarà, allora c’è da chiedersi: “Dove andiamo?” .
In una delle tre sale della mostra di Palazzo Bollani, è esposto un “robot costruttore” che lavora, componendo dai diversi materiali, forme che si possono assemblare tra loro per dare vita ad oggetti di qualsiasi tipologia. Nel video proiettato sulla parete, l’IA illustra tutte le possibili soluzioni secondo le quali si possono comporre questi oggetti. Questo non è esattamente il “robot scultore” che ha scolpito le opere di Bacardi, ma il procedimento è più o meno lo stesso. Riprendendo il saggio di Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” pubblicato nel 1936, che ha tanto influenzato la critica d’arte contemporanea, al di là del concetto stesso di “aura” (che rendeva l’opera d’arte unica e irripetibile come prodotto dell’hic et nunc), osservando lavorare questi robot instancabili, verrebbe da chiedersi se nel mondo dove stiamo andando, aumenterà il rischio di mettere sul mercato un quantitativo di opere che andrà a svilire il valore stesso dell’arte. Ed è per questo che Bacardi ha scelto di far produrre non più di 3 esemplari per ciascuna scultura.
Pertanto si ritorna al punto di partenza, l’IA non è altro che uno spazio infinito dove confluisce la memoria umana, pertanto siamo noi a determinarla. Questo vuol dire che se gli artisti trasmetteranno all’Intelligenza Artificiale una memoria basata su contenuti corretti e principi etici, la nuova generazione di robot che sta nascendo potrà ancora celebrare l’arte rispettandola, senza farla scomparire nei suoi sistemi produttivi che saranno esponenzialmente, molto più potenti dei nostri.
Helena Bacardi ha ereditato la stessa forza creativa di Lucia Bacardi Cape (1983) , che è stata la prima donna scultrice nella storia di Cuba.
Il genio di Michelangelo Buonarroti, padre putativo di tutti gli scultori che dopo di lui si sono recati in Versilia a realizzare le loro sculture, è l’esempio più evidente delle potenzialità e capacità creative dell’Intelligenza Umana. La sua attività sui monti di Seravezza, in Toscana, dove fu inviato da Papa Leone X per realizzare la facciata – ancora incompiuta – della Basilica di San Lorenzo, attirò l’interesse di artisti provenienti da tutte le parti del mondo, generando quello scambio culturale che ha arricchito il dibattito sulla scultura soprattutto nel secolo scorso. Le cave di marmo di Carrara a lui intitolate, si possono considerare il tempio naturale dei suoi più grandi capolavori, come la Cappella Medicea della Sagrestia Nuova di San Lorenzo.
Le opere provenienti dal Museo Casa Buonarroti di Firenze esposte nell’ambito della mostra di Palazzo Bollani, sono state scelte con le seguenti motivazioni:
– I due disegni autografi di Michelangelo Buonarroti, restituiscono in pochi e semplici tratti di penna e punta metallica su carta, l’idea della monumentalità e della drammaticità della scultura nella figura umana.
– Il torso virile in terracotta datato al 1540 circa ed attribuito a Michelangelo, con il suo bel modellato, si può ritenere l’ideale classico di un corpo perfettamente proporzionato in una scultura
Per Helena Bacardi il disegno è il momento di studio per l’elaborazione della scultura figurativa, la pittura con i suoi colori, diviene invece l’universo dove l’artista scompone i volumi in piani di luce, per ricomporli in forme astratte e geometriche nella materia. Entrambi, il disegno e la pittura, non solo rappresentano le idee germinali dell’artista, ma sono complementari per la sua scultura. Ed è per questo che in una sezione dislocata dalla sede principale della mostra, a Palazzo Barbaro Wolkoff sul Canal Grande, sono esposti i drawings paper dell’artista e alcuni dei suoi dipinti. L’immediatezza con la quale l’artista delinea la figura umana, attraverso una semplice matita, tradisce il suo innato talento per il disegno.
Bacardi esplora la forma umana nella drammaticità del movimento, e lo fa superando la tradizione classica ed accademica con un’interpretazione personale che incontra talvolta, alcune importanti opere dei grandi maestri del ‘900. Il disegno nel quale l’artista delinea un nudo maschile muscoloso, genuflesso e racchiuso su di sé, quasi in una posizione fetale, propedeutico per la sua scultura Segismundo, ha la stessa genialità della scultura Il pugile seduto di Francesco Messina nell’esprimere in una situazione statica, tutta la forza e il potenziale dinamico del corpo umano. Così come il piccolo dipinto dove l’artista nel tragico intreccio degli arti allungati, di queste due forme astratte ma nel contempo antropomorfe, che sembrano in lotta per sovrastare l’una all’altra, ritrova il pathos di Il ratto d’Europa di Jacques Lipchitz. Il colore bianco macchiato dai tratti neri nel quale è dipinta la scultura, richiama il gesso bianco della maquette di Lipchitz. Bacardi cerca di bilanciare la scultura sulla tela, appoggiandola su un piano blu e tagliandola su un fondo grigio marrone che la mette in risalto.
Dalle diverse carte con gli studi sul nudo femminile, disegnato per lo più disteso in una sorta di metafisico abbandono e sospensione, nasce Ondine, la monumentale scultura in bronzo che rappresenta una sorta di divinità dell’acqua, ripresa nell’atto giocoso ed eroico, di farsi trasportare tra le onde.
La personificazione dell’acqua, nelle sembianze di una donna, trova riscontro, nella scultura classica, nelle figure delle ninfe. Ma non solo; proprio a Venezia davanti ai Giardini della Biennale, sul basamento progettato dal grande architetto Carlo Scarpa in riva alla laguna, lo scultore Augusto Murer, in ricordo dell’eroismo di quelle donne che avevano difeso nel Veneto la Patria contro il Fascismo, realizzò l’opera in bronzo La partigiana. Nel corpo monumentale restituito dalle onde del mare, tra le vesti bagnate, s’intravedono le nudità femminili della partigiana. Ed è così che l’acqua diviene il luogo della memoria. L’acqua, l’elemento in cui si forma la vita, è l’unica formula segreta per garantire la sopravvivenza del genere umano,
qualora la generazione di macchine che si sta formando, lo sovrasterà. In quanto l’Intelligenza Artificiale si nutre di elettricità e l’acqua è l’unico elemento che può mandare in cortocircuito le macchine, danneggiandole.
Pertanto Ondine rappresenta, non solo il flusso inarrestabile di vita che sgorga dalla fontana, ma anche la speranza di continuare ad abitare in un futuro non più tanto lontano, il pianeta dove siamo nati.
Riscoprire le migrazioni culturali che, nel secolo scorso hanno arricchito l’umanità diventa importante in un momento politico di chiusura dei confini. La memoria è la base su cui si fonda l’intelligenza collettiva dei popoli. I libri contabili dell’azienda Ugo Luisi Y CIA e il bozzetto a tuttotondo di José Martí, filosofo, scrittore, politico e rivoluzionario, leader dell’indipendenza cubana (esposti a Palazzo Bollani), sono la testimonianza di quel forte legame tra l’America Latina e i laboratori di Pietrasanta. Il commercio della pietra, e in modo particolare il marmo, tra la Versilia e i Paesi latini ha contribuito all’economia locale e influenzato l’architettura e l’arte di queste nazioni. Ripercorrendo questo ponte culturale che unisce Cuba alla Versilia, Helena Bacardi è tornata nelle cave e laboratorio di Carrara, a realizzare le sue sculture, condividendo la lezione di Michelangelo.
Per evidenziare quei cambiamenti avvenuti nella scultura sotto l’impulso della tecnologia, le sculture di Bacardi sono state messe in dialogo nella mostra di Palazzo Bollani, con una selezione di 18 bozzetti provenienti dal Museo dei Bozzetti di Pietrasanta. Alcuni di questi sono ancora segnati dai chiodini di bronzo – le repere – che servivano per riportare le misure del modello, dal gesso al marmo. La maquette si può ritenere un’opera compiuta, in quanto spesso differisce dalla scultura finale, poiché frutto dell’esperienza umana, che è irripetibile per sua natura. Il tema principale che si afferma nell’opera di Bacardi, è la memoria. Le sue opere dialogando con le maquettes di questi artisti, restituiscono una visione d’insieme dell’intelligenza collettiva nell’ambito della scultura dallo scorso secolo ad oggi.
Ed è così che Segismundo incontra il Pugile Seduto di Messina, la scomposizione geometrica dei volumi di Sferosfaldato di Capotondi e del Sole Deposto di Giò Pomodoro, viene richiamata da Bacardi nelle due teste antropomorfe. Senza Titolo di Costantino Nivola, si espande orizzontalmente come Semantics. In qualsiasi altra dimensione stiamo andando, Bacardi ci insegna a non dimenticare chi siamo e da dove veniamo, considerando che l’Intelligenza Artificiale non è altro che il riflesso di tutti noi.
ALCUNE DELLE OPERE IN MOSTRA (incluse nella video-proiezione)
1. Helena Bacardi, Embrace, marmo, 2025
L’ abbraccio della materia che si avvinghia quasi come una spirale attorno all’ elemento centrale, in questo blocco unico di marmo, è una delle espressioni più spontanee e poetiche dell’artista. Il sentimento che sottintende questo abbraccio, ha lo stesso peso della materia in cui è forgiato. Ma non solo; la superficie levigata del braccio, in contrapposizione a quella più ruvida del corpo al quale si va cingendo (lavorata a mano dall’artista!), restituisce una sensazione piacevole e avvolgente. In Embrace realizzata con la robotica, sopravvive quel senso di calore umano che si respira in tutta l’opera di Bacardi.
2. Helena Bacardi, Circe, marmo, 2025
Questo splendido blocco di marmo, venato di grigio è stato “trasformato “dalla magia dell’arte di Bacardi, in una forma che si allunga flessuosa come un serpente. Visto dalle due facce laterali, potrebbe sembrare una bocca composta da due labbra carnose. L’affascinante scultura ispirata alla maga Circe, il cui romanzo scritto da Madelin Miller ha avuto molto successo negli Stati Uniti, nasce dalla pura fantasia dell’artista e nelle sue geometrie voluttuose e sensuali, racchiude tutte le vicende leggendarie della mitica maga, personaggio ante litteram che rappresenta l’astuzia e l’intelligenza di una donna che sa emanciparsi attraverso la trasformazione degli uomini e delle cose.
3. Helena Bacardi, Don Emilio, marmo, 2025
I personaggi della sua famiglia, ritornano sempre nel suo immaginario d’artista. Come Don Emilio Bacardi y Moreau, brillante imprenditore di seconda generazione, politico, letterato e collezionista. Fondatore del più antico museo di Cuba a lui intitolato, dove portò, da uno dei suoi viaggi in Egitto, la prima mummia che sia mai stata vista nei Caraibi. L’artista lo rappresenta in un unico blocco solido di marmo, seduto in una posizione da capo tribù. Questa forma astratta, monumentale nelle sue proporzioni, restituisce l’importante presenza di Don Emilio nella mente e nel cuore dell’artista, che lo rievoca in questo bellissimo e pregiato marmo grigio, rendendo così indelebile il suo ricordo.
4. Helena Bacardi, Semantics, marmo, 2025
L’arte nasce da un’esigenza di comunicazione. Ogni artista elabora il proprio personale linguaggio, attraverso il quale esprimersi. Quello di Helena Bacardi è un linguaggio silenzioso, sensibile, pieno di pause e riflessioni così com’è la sua natura più intima. Ma nel contempo sorprendente per originalità e inventiva. Così come Semantics, questa incredibile forma astratta ad arco, che si mantiene sulle proprie gambe. Semantics che sembra arrivare da chissà quale civiltà lontana nei millenni, con i suoi artigli che la tengono ben ancorata alla base di marmo, potrebbe essere anche la porta, o la chiave d’accesso per il futuro.
5. Helena Bacardi, Contraposto, bronzo con base in marmo, 2025
L’impostazione del linguaggio artistico di Helena Bacardi, è classica. Così com’è la sua ricerca sulla forma, nell’esplorazione di concetti che si tramandano da sempre nella grande tradizione della scultura tra cui il “contrapposto”. Questa posa scultorea introdotta dai greci, prevede il bilanciamento degli arti inferiori (gamba tesa, gamba flessa), e la rotazione del busto nel senso opposto. L’interpretazione del contrapposto di Bacardi, in questa fusione in bronzo, è del tutto originale, in quanto lo sbilanciamento del busto, che da un certo dinamismo alla forma, è contraddetta dai piedi che si diramano come radici sulla base di marmo arrestandone qualsiasi movimento.
6. Helena Bacardi, Head II, bronzo, 2025
Nella bellissima testa in bronzo, di matrice cubista, si può ammirare tutta la complessità del pensiero dell’artista, nell’osservare la forma, scomporla per poi assemblarla nuovamente e farla sua. La testa che è la parte più importante del corpo umano, quella che definitivamente lo caratterizza, diventa nella sua scultura, un volume chiuso, solido e geometrico. Nell’allungamento del volto si leggono gli occhi, il naso e la bocca dandole infine un ulteriore aspetto, come se fosse una sorta di maschera primitiva.
7. Helena Bacardi, Head III, bronzo, 2025
Il tema della testa ritorna nella terza serie divenendo ancora più astratto. Qui, Bacardi definisce la forma nell’ossatura rotonda del cranio che si va aprendo, lasciandosi attraversare dalla luce. Il volto s’intuisce nel profilo della scultura, fatta da elementi che s’intersecano tra loro come in un’impalcatura. Il collo che si stacca dalla base circolare di pietra, sembra slanciare la testa verso l’alto.
8. Helena Bacardi, Ondine, 2013, bronzo
Ondine risale a circa un decennio fa, dall’esigenza della scultrice, di rappresentare una fontana. Questa esile figura femminile, colta nell’atto di lasciarsi andare tra le onde, è la sintesi perfetta tra il corpo, l’acqua e il loro reciproco movimento. Bacardi nasconde i piedi di “Ondine”, in un elemento sinuoso che da forma all’onda, lo stesso che ritorna a congiungere le sue braccia alla testa.
La fusione in bronzo non sottrae leggerezza alla scultura, al contrario le dona un’immortale bellezza.
9. Helena Bacardi, Murcielago, 2025, vetro di Murano
L’iconico pipistrello divenuto il simbolo della sua famiglia, in questo bozzetto in legno, nella maestosità delle sue ali, esprime il concetto stesso di resilienza nella quale è cresciuta l’artista. Costretti a lasciare la loro terra di origine, lei e i suoi numerosi parenti, sono andati a vivere in diverse parti del mondo. Il pipistrello diviene così un riferimento preciso per ritrovarsi e ritrovare le loro origini, ed è per questo che l’artista lo rappresenta con le grandi ali dispiegate pronte ad accoglierli tutti insieme per proteggerli per sempre, in uno spazio affettivo intoccabile.
10. Helena Bacardi, Segismundo, 1999, bronzo
Segismundo il principe costretto a vivere in una torre, descritto nella celebre opera teatrale “La vita è un sogno” dal drammaturgo barocco spagnolo Pedro Calderòn della Barca, è rappresentato dall’artista in un bronzo (della fine degli anni ’90), genuflesso mentre volta il viso dall’altra parte, per guardare verso l’alto. In questa forma così ben modellata e articolata, imprigionata in una posizione di attesa, Bacardi rappresenta la sofferenza di un’esistenza che si consuma tra la realtà e il sogno. La realtà che costringe il personaggio in una condizione di staticità, viene contraddetta, dalla torsione del busto. Voltando le spalle alla frustrazione umana , il principe con la forza della sua immaginazione, si proietta nella dimensione dinamica della vita.
11. Helena Bacardi, Tempus Fugit, 2025, bronzo
L’incedere di questa figura che sembra voler rincorrere il tempo, è rallentato dalla pesantezza stessa della massa del corpo. La scultura d’ispirazione futurista, che potrebbe ricordare “Forme uniche nella continuità dello spazio” di Umberto Boccioni, nella scomposizione del corpo nelle sue fasce muscolari, rappresenta la tensione e la potenza di un ginnasta. Le braccia ben appoggiate sulle cosce, accompagnano con veemenza il movimento delle gambe in questa marcia forzata nel tempo. In verità il desiderio dell’artista era quello di cospargere la base della scultura con una manciata di sabbia, proprio per rappresentare la natura effimera del tempo.
NOTIZIE BIOGRAFICHE DI HELENA BACARDI
Helena Bacardi Kiely originaria di Cuba, nata a Santiago, è stata apprendista scultrice a Madrid, della celebre artista spagnola Hortencia Nunes Ladeveze. Sempre a Madrid ha frequentato la fonderia Capa, sotto la guida del Maestro Fernando Capa. Ha poi continuato la sua formazione a New York presso la Parson School of Design, lavorando a Brooklyn e a Weston, in Connecticut, dove risiede attualmente. Il disegno e la pittura, le cui opere sono esposte a Palazzo Barbaro Wolkoff su Canal Grande, l’hanno accompagnata sin dalla prima formazione divenendo complementari con la scultura. Mentre si avvale del disegno per studiare la figura umana, nella pittura l’artista scompone le forme in piani con l’ausilio del colore. Helena sta ottenendo riconoscimenti internazionali, a livello pubblico e in collezioni private, grazie alla sua maestria nello scolpire la pietra e modellare il bronzo. Nel 1980 l’artista ha interpretato, in una scultura in bronzo, il pipistrello (logo della storica distilleria di Rum Bacardi) per la Bacardi Art Gallery di Miami in Florida, dove si trova permanentemente esposto. Nel 2012 per commemorare il 150mo anniversario dell’azienda di famiglia, Helena ha forgiato in bronzo il ritratto monumentale di Don Facundo Bacardi, fondatore di Rum Bacardi. La scultura è stata collocata proprio davanti a Casa Bacardi e alle storiche distillerie di Porto Rico. La Fay Gold Gallery espone il suo lavoro a New York e ad Atlanta. Richiamata dalla grande tradizione della scultura, dal 2024 Helena, ha cominciato la sua frequentazione con la Versilia. A Carrara l’artista ha realizzato le sue ultime sculture con la supervisione del Maestro Luciano Massari, titolare della cattedra di scultura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti. Nella poetica dell’artista confluisce il suo vissuto, segnato dal distacco forzato dalla propria terra di origine, dove Helena ultima di nove figli, trascorse l’infanzia tra giochi felici in quella vita edulcorante dell’isola caraibica che era ai suoi ultimi giorni. L’addio con la sua famiglia all’aeroporto dell’Havana, in attesa dei biglietti d’imbarco, fortunatamente arrivati. Il museo di Santiago voluto da Don Emilio Bacardi y Moreau, nel quale Helena è ritornata molti anni dopo con suo marito Graves e i loro figli, ritrovando i cimeli e le collezioni della sua famiglia prima di lasciare Cuba. Tra queste il ritratto di Don Emilio, realizzato da sua figlia Mimì (Lucia Victoria Bacardi), e la bella statua in bronzo dedicata al leggendario eroe Hatuey delle tribù autoctone di Cuba, del quale si narra che quando arrivarono i colonizzatori e gli domandarono se volesse convertirsi e andare in paradiso, rispose chiedendo : “Dove sono gli spagnoli? In paradiso? Allora preferisco andare all’inferno!” e fu così che lo bruciarono vivo. Come dimostra la vita e l’opera di Helena Bacardi , soltanto recuperando il passato e mantenendone viva la memoria nel presente, assolviamo al nostro compito di testimoni in questo momento cruciale di trasformazione.
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