Le braccia aperte sulle due ali divengono la postura fisica per formulare mentalmente il volo interiore. La textura del marmo, lo spessore e l’odore della cera coinvolgono al contempo tatto e olfatto. La suggestione che l’opera trasmette è legata a un concetto liberatorio, a una respirazione profonda, è essere nel sogno, nella sfida e nel superamento del limite
di Marco Fioramanti
La poetica del mio lavoro si muove tra diversi linguaggi e forme espressive attorno a elementi e segni/tracce di vissuti archetipici e trascendenti, per raggiungere un’idea di ‘arte totale’. Poetica che nasce alla metà degli anni Settanta con una grafica figurativa di tipo espressionista e si consolida sotto il nome di “Trattismo” all’inizio degli Ottanta.
In una recente intervista, Vittoria Biasi1 ha inteso ripercorrere dalle fondamenta – con dovizia di racconti inediti – le origini e le fasi anticipatorie del Movimento trattista (Roma 1982).
Il biennio 1980-81 mi vede iscritto alla facoltà di Filosofia de La Sapienza nella nuova sede appena inaugurata di Villa Mirafiori, sulla Nomentana e seguire le lezioni di Antropologia Culturale con Alberto Mario Cirese e quelle di Estetica con Emilio Garroni e l’allora suo assistente Pietro Montani. Il primo insegnamento mi ha trasmesso: a) la nozione di società divisa in classi antagoniste, organizzate, secondo una gerarchia verticale, in egemoni/dominanti e subalterne/strumentali; b) l’attenzione ai riti sciamanici. Nell’ambito della cattedra di Estetica, invece, ho sviluppato il rapporto tra arte e percezione visiva, i linguaggi artistici e la loro esemplarità, l’esperienza estetica come esperienza cognitiva, le caratteristiche specifiche dei simboli. Su queste basi formative si è poi consolidata la consapevolezza di una coscienza artistico/antropologica di ricerca che prosegue da oltre quaranta anni.
https://www.lebiennali.com/dal-tratto-alla-sezione-aurea-vittoria-biasi-versus-marco-fioramanti/
Si parte dal trasferimento a Berlino Ovest, e si continua con la nascita di un gruppo ‘trattista’ multidisciplinare (insieme a una danzatrice tedesca, un musicista live inglese e un’attrice americana) e le tournée in Europa; e via discorrendo, dall’intervento con la Volkswagen contro il Muro al totem-grattacielo di Manhattan, dall’idea dell’Arca come mito cosmogonico della separazione degli oceani fino a quella nella Scala Santa; dal relitto volante al CR 42 Falco e al concetto di naufragio come stato d’animo fuori del Tempo; dal muro che blinda la bicicletta al Maggiolino che riemerge dalla grotta sul lago di Bolsena; dalla rivista NIGHT ITALIA, antagonista al Sistema dell’arte al concetto di Sezione Aurea, dalla creazione degli hai-K.O., impostati in chiave oracolare secondo la lettura de l’I Ching fino al volo e alle ali di Icaro
ALI DI MARMO E CERA: PROGETTO MULTISENSORIALE
Ali di cera / mio caro Icaro. /Vuoto fertile
Ali di marmo / adorato Icaro. / Liber’arbitrio
Marco Fioramanti (hai-K.O.)
IL QUARTO MAGO/ IGNORA LA COMETA/ GIOCA D’AZZARDO, così recitava un mio recente hai-K.O. Così Icaro, disobbedendo alla Regola del padre Dedalo decide per l’azzardo. Si avvicina volontariamente al Sole, in modo che lentamente le sue ali-di-cera si sciolgono e si fa precipitare verso un “abisso” prestabilito (vuoto fertile, appunto) l’acqua mediterranea (ritorno al liquido amniotico), elemento primario/originario.
Ecco quindi che si ricompone l’unità del Cosmo Terracqueo per una nuova (successiva?) riseparazione degli Oceani e l’esigenza di una nuova Arca.
Il pubblico scenderà nei sotterranei del Bunker (10 per volta) e si troverà davanti un paio di ali di cera pronte a liquefarsi. Ognuno di loro fotografato davanti alle ali come se le stesse indossando, si immedesimerà nel volo di Icaro.
https://www.facebook.com/reel/1551479885846510 (video di Giulio Tonelli)
Ultima in ordine di tempo è l’opera MIO CARO ICARO in chiave multisensoriale che trae ispirazione dal mito cretese, del volo come ricerca di trascendenza per sottrarsi alle circostanze e altre possibilità della mente, secondo una rappresentazione archetipica di rigenerazione.
Il mio Icaro vuole essere il seguito dell’Icaro involato di Queneau: una storia di sogno e fantasia in cui Icaro entra ed esce dalle pagine di un libro, di una vita, senza mai farsi catturare.
Slides (a cura di Marco Fioramanti)
La coppia di ali, concepita nel 2023(formata da marmo di Carrara, cera, pigmenti, legno, anelli di sospensione, catena, cuffia Bluetooth, con dimensioni di cm122x47x4 per ciascuna ala) è stata lavorata a frammenti per poter essere sentita anche al tatto ad occhi chiusi e lanciare l’immagine di un sogno per volare. La musica e le sue vibrazioni, con il rumore del battito d’ali che entrano direttamente nelle orecchie e nel corpo, isolano il visitatore e lo immergono in uno stato di partecipazione attiva nello spostamento dell’aria per potersi sollevare dal suolo, per passare in una storia ‘altra’, come in un volo pindarico. Le braccia aperte sulle due ali divengono la postura fisica per formulare mentalmente il volo interiore. La textura del marmo, lo spessore e l’odore della cera coinvolgono al contempo tatto e olfatto. La suggestione che l’opera trasmette è legata a un concetto liberatorio, a una respirazione profonda, è essere nel sogno, nella sfida e nel superamento del limite. I frammenti della struttura marmorea a seguito del precipizio di Icaro evocano il processo della loro ricomposizione per una nuova forma di vita. Marmo e cera simboleggiano la pesantezza e la leggerezza delle ali il cui equilibrio consente la possibilità dell’effetto-volo. Il fascino e il mistero della capacità della materia di elevarsi viene tradotto musicalmente da Theo Allegretti. Simulando il volo di un grande volatile il compositore ne evoca la partenza, il volo e la sublimazione, che è una musica poeticamente pacata, consapevole.
L’opera nasce dalla macrofrantumazione di una lastra di marmo di Carrara, cui fa seguito l’assemblaggio dei frammenti che saranno le piume scultoree per la coppia di ali. Successivamente vengono fissati tra loro dei frammenti su tavola sagomata. La superficie delle ali è stata poi trattata con cera solida e pigmenti su cui è stata successivamente colata della cera liquida che, solidificandosi, acquista una testura tattile e profumata. Quando il tempo avrà usurato il profumo della cera (6 mesi / un anno) è possibile rinnovare lo stato di cera sovrapponendolo all’esistente, come una lucidatura per rinfrescare la capacità olfattiva (cera Novecento d’api, gialla).
Nell’intervento sonoro/musicale di Theo Allegretti il brano Flying (durata 2’50”, ripetibile in loop) accompagna l’opera come il respiro di un sogno che si fa corpo. Inizia con l’incertezza di un grande volatile che tenta di spiccare il volo: le ali fremono, generano un suono che vibra nell’aria e lascia sospesa l’attesa. È un istante fragile, che lentamente si scioglie, trasformandosi in un inizio di viaggio. La musica, dapprima esitante, si apre a poco a poco alla fiducia: il movimento delle ali diventa slancio, la partenza si fa reale. Un tema reiterativo, di impronta classico-minimale e orchestrale, prende forma: come una linea che si ripete e si dilata, trova respiro e ampiezza. Ad esso si intrecciano una seconda e poi una terza voce, che completano e arricchiscono il disegno iniziale, come correnti ascensionali che sostengono la creatura in volo. A questo impianto si uniscono i registri profondi dei violoncelli e dei contrabbassi, che danno radici al cielo e sostegno alla leggerezza. Poi il tessuto si allarga: potenti tappeti ambientali, vasti e luminosi, creano un’aria rarefatta, un orizzonte sospeso, una dimensione di sogno. I sound scapes circondano e trasfigurano il tema, fino a dissolverlo in un’atmosfera ariosa e sognante. Infine, giunge l’aria: non più come semplice respiro, ma come simbolo di sublimazione. L’atto del volo si compie, si fa ascesa nel cielo, come se l’esperienza terrena trovasse un varco verso l’invisibile.
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