FANTASMI DI CITTÀ

Ma no, non possono, hanno scelto per raggranellare qualche soldo, per bisogno, per disperazione, di essere statue e le statue si sa non parlano

di Angela Maria Russo

Passiamo accanto a loro, frettolosi, mentre andiamo al lavoro, a fare spese, ad un appuntamento.

Le sfioriamo. Con la coda dell’occhio ne avvertiamo la presenza.

I turisti le guardano divertiti e si mettono in posa accanto a loro per avere un ricordo in più, per dire “guarda che buffo! Era immobile, sembrava proprio una statua, eravamo a…”

Un modo come un altro per raccontare un viaggio.

Sono lì, mute presenze nelle città del mondo, non hanno voce, non hanno volto. Sono le Statue Viventi.

Solo i bimbi le guardano incantati e quando mettono un soldino nel barattolo e le statue, improvvisamente si animano, loro, i piccoli, fanno un balzo indietro. Un po’ spaventati, un po’ deliziati da questa magia.

Ma loro chi sono? Da dove vengono? Cosa pensano durante le ore che passano immobili nelle piazze più affollate e più belle della Terra?

Sempre soli, ma sempre circondati da persone di ogni paese con cui non possono scambiare neanche una parola.

Non poter dire magari “anche io sono straniero in questa città, vengo da…, sono uno studente in difficoltà, un immigrato, un senza lavoro e allora…”.

Magari vorrebbero raccontare la loro storia a chi non ha tempo e voglia di ascoltare.

Ma no, non possono, hanno scelto per raggranellare qualche soldo, per bisogno, per disperazione, di essere statue e le statue si sa non parlano.

Ogni tanto li incontriamo stremati, in un angolo tranquillo e riparato, mentre si riposano e allora nessuno li avvicina più, nessuno sorride loro. Tolta la maschera lo sguardo è troppo triste!

Fantasmi di città.

Città dove la gente, sempre più frettolosa e distratta, si muove ad una velocità ogni giorno maggiore. Persone intente a parlare, a comunicare con altri cittadini, altrettanto frettolosi e distratti, che vivono chissà dove. Persone che non vedono più chi è vicino e parlano sempre meno con chi è a portata di voce.

Fantasmi di città… ma poi siamo proprio sicuri che siano loro i veri fantasmi?

Portfolio di Angelamaria Russo

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La Libertà ha perso la sua fierezza

Passo per Piazza del Popolo, la trovo vuota.

Niente sfinge, niente Statua della Libertà. Troppo caldo, Roma sta diventando calda come ai tropici, siamo a fine settembre e fa ancora così caldo!

I due fantasmi avranno scelto un posto più fresco.

Vado avanti in via del Corso e davanti la chiesa di S. Carlo la vedo è lì, la Statua della Libertà.

Il viso coperto di biacca, la mano con la fiaccola, penzoloni. Il caldo, la stanchezza hanno fatto perdere fierezza alla libertà.

Ecco rialza la mano, due minuti ed è di nuovo giù.

Non c’è nessuno che la guarda, l’ombra del palazzo si sposta e il nostro fantasma è di nuovo al sole. La giornata è splendida! Il cielo azzurro risplende, lui è lì, la sua ombra netta e pulita contrasta in modo efficace con il bianco del vestito.

Entro per qualche minuto in un negozio e quando esco il fantasma non c’è più. Mi guardo intorno e lo vedo seduto all’ombra di un ombrellone, vicino all’angolo dove noleggiano le bici.

Seduto per terra, cerca di riposarsi, il suo viso, nonostante la biacca, rivela una grande stanchezza.

Dopo qualche minuto, comincia a contare gli spiccioli che ha recuperato. Dall’obiettivo della mia macchina fotografica riesco a vedere che sono quasi tutti monete di centesimi e la mia pena per lui aumenta.

Vorrei conoscere la sua storia, ma non ho il coraggio di avvicinarmi, ho paura di offenderlo con una richiesta di questo tipo. Rimango per un po’ a guardarlo e mi accorgo che la gente che passa non lo guarda, perché in realtà non lo vede. E’ ritornato ad essere un fantasma, uno vero e per i turisti e i romani che percorrono la via lui non esiste più.

[PDF] L’AQUILA La città fantasma



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