EDITORIALE

Se sul versante delle catastrofi antropiche non c’è niente di nuovo sotto il sole, su quello della creatività (“Catastrofe & Creatività”, ovvero le due inseparabili parole chiave di ZRAlt!) le cose vanno un po’ meglio. Nel senso che questa o quella tragedia sta influendo marginalmente sull’insopprimibile esigenza umana di esprimere, con l’attività culturale intesa nella sua più ampia accezione e senza confini statuali di sorta, le ragioni prime e ultime del nostro ectoplasmatico apparire terreno.

Un effimero apparire che dovrebbe dare più razionali ed intelligenti consigli a chi continua a cibarsi, alla stregua dei vampiri, con il sangue delle innocenti vittime civili delle numerose guerre in corso, dei balordi attentati le cui carneficine hanno come unico scopo la diffusione del terrore per il terrore su scala planetaria, delle migliaia e migliaia di migranti annegati in mare. Per non parlare, poi, degli stermini di massa per fame o malattia, generati dalla ingiusta ripartizione (tra i vari popoli) delle risorse disponibili: cibo, medicine, ospedali su tutte.

Proprio in momenti difficili e laceranti come quelli che stiamo vivendo, occorrerebbe far vagare più frequentemente lo sguardo in quella che “fu” la volta celeste e chiedersi nuovamente, con gli stessi versi di Giacomo Leopardi del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: «Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna? / Sorgi la sera, e vai, / Contemplando i deserti; indi ti posi. / Ancor non sei tu paga / Di riandare i sempiterni calli? / Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga / Di mirar queste valli? […] Forse s’avess’io l’ale / Da volar su le nubi, / E noverar le stelle ad una ad una, / O come il tuono errar di giogo in giogo, / Più felice sarei, dolce mia greggia, / Più felice sarei, candida luna. / O forse erra dal vero, / Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero: / Forse in qual forma, in quale / Stato che sia, dentro covile o cuna, / È funesto a chi nasce il dì natale».

Tra la malinconica, a tratti straziante luna del Leopardi e le scoperte scientifiche nel frattempo intervenute sino ai nostri giorni, il suo desiderio di «noverar le stelle ad una ad una», richiederebbe tempi immani, date le recenti stime di circa duemila miliardi di galassie presenti nell’universo.

Invece, l’inimmaginabile numero di astri, cresciuto così a dismisura, non ha scalfito minimamente il valore, non solo filosofico, di una delle più note massime kantiane enunciata nelle frasi conclusive della Critica della ragion pratica: «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza […]».

Magari fosse così per tutti quei ciechi senza cervello e senza anima-coscienza, autorinchiusisi nel carcere a vita del proprio malvagio ego che continua a reincarnarsi nelle antidemocratiche vesti dei tiranni e dittatori di turno alla Erdogan, dei fasulli Presidenti occidentali alla Trump, dei trafficanti di droghe ed esseri umani, degli speculatori di ogni risma del bacato mondo della finanza, della fetida genia di corrotti e corruttori …

Ma, continuiamo a mettere da parte queste vere, autentiche miserie umane che nulla hanno da dividere eticamente con la crescente povertà di masse alla continua ricerca del conseguimento di un minimo di dignità esistenziale e riandiamo velocemente alle radici della creatività, ben incastonata in queste righe di Gianni Rodari nel suo libro Grammatica della fantasia: «Creatività è sinonimo di “Pensiero divergente”, cioè capacità di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo. E questo processo – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre».

Giocose o meno che siano le pagine digitali di questo numero doppio di ZRAlt! , più di un concertante dialogo ravvicinato con gli autori dovrebbe scaturire dagli originali apporti messi in campo.

Ad iniziare dal significativo testo Sulla fotografia della dignità degli ultimi: J. M. Lupercio (1870-1927) di Pino Bertelli, acuto interprete di una Storia della fotografia “altra” d’ascendenza situazionista-debordiana da lui continuamente indagata e riproposta oltre che nei molti articoli presenti su ZRAlt!, in libri, docufilm e video. Scorrendo le foto di un testimone privilegiato della rivoluzione messicana qual è stato José Maria Lupercio negli anni dieci-venti del secolo scorso, insieme alla contestuale lettura delle puntuali valutazioni critiche di Bertelli, quei volti scultorizzati di donne, adolescenti, adulti sono incorniciabili nella tumultuosa corrente di «un’iconografia popolare ammantata di una bellezza asciutta e una dignità archetipale».

Lungo il percorso accidentato della storiografia concernente il Futurismo, s’inoltra lo stimolante testo F.T. Marinetti: un “carcamano” a S. Paolo del Brasile di un più che affidabile studioso di lungo corso qual è Matteo D’Ambrosio. La sua documentatissima versione delle varie conferenze tenute dal fondatore del Movimento futurista a Rio, San Paolo e Santos nel 1926 (apostrofato nei giornali locali con l’epiteto “carcamano” ovvero “truffatore”), diverge notevolmente dalle versione fabulatoria tramandataci soprattutto ne i Taccuini 1915-1921. Facendo in tal modo emergere tutte le contraddizioni esistenti tra il Marinetti artista e il Marinetti fascista “portavoce di lusso” del regime Mussoliniano che dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti del 10 giugno 1924 (da lui non condannato:anzi!), consoliderà il suo potere dittatoriale con l’emanazione (di lì a qualche mese dalle contestatissime conferenze del Nostro) delle “leggi eccezionali per la sicurezza e la difesa dello Stato”.

Venendo adesso a tematiche concernenti la contemporaneità artistica e letteraria, è L’artista, le istituzioni pubbliche. La svolta teorica di Francesco Correggia a mettere sotto la sua impietosa lente d’ingrandimento lo scadimento ideativo e qualitativo di un sistema dell’arte autoreferenziale (critica, curatela, collezionismo..) che necessita soprattutto di nuovi paradigmi teoretici. Perciò, come non condividere le righe di chiusura?: «I nostri curatori, i direttori dei musei, gli organizzatori di mostre, i commissari scientifici di musei importanti farebbero bene a saperlo leggendo più libri: quelli giusti e appropriati. Essi non possono essere degli ignoranti che fanno finta di vagare da una terra all’altra, da un cielo all’altro».

Due altri testi, del tutto autonomi, ma intimamente legati quali Il “Transrealismo”: una nuova sensibilità visionaria di Antonio Gasbarrini e Vacuum. Epitome dell’estinzione incisa su drive di vetro 5D di Luigi Fabio Mastropietro affrontano più di un’angolazione poco conosciuta del “Transrealismo”.

Nel primo viene ripercorso l’iter della genesi e dello sviluppo del Movimento a partire dal Manifesto lanciato negli U.S.A. dallo scienziato-scrittore-artista Rudy Rucker nel 1983 in cui sono enunciati i principi “rivoluzionari” (a sua detta) di una rinnovata forma di letteratura fantascientifica. Se la “nuova sensibilità visionaria” chiamata in causa da Gasbarrini può riscontrarsi nella sua scrittura, non altrettanto viene rilevato per i suoi dipinti e grafiche. Di ben altra portata transrealista (è la tesi dell’autore) sono, invece, le opere dell’artista Francesco Guadagnuolo, mentre tra i precursori del “Transrealismo” viene posto l’eretico Giordano Bruno.

Già nel sibillino titolo del racconto di Luigi Fabio Mastropietro può scorgersi più di un indizio degli “ingredienti” transrealisti individuati da Gasbarrini. A cominciare dalla sua connotazione sinestetica, grazie ad un testo valorizzato dalla soundtrack originale di Mari de Jesùs Correa e dall’empatico portfolio dell’artista Ettore Frani.

Con una scrittura incalzante e tagliente come un bisturi, Mastropietro mescola abilmente la tragica, ansimante realtà esperita dall’ultimo terrestre sopravvissuto in un contesto ipertecnologico anestetizzato, con la transrealtà pluridimensionale di una crescente minaccia che aleggia sulla testa disorientata dell’io narrante: «Non può essere, deve essere un’illusione ottica. Questa cosa sulla montagna non è una nuvola. Sembra il segno di una coltellata. È gigantesca. Una gigantesca ferita di tenebra. Che Dio mi fulmini! Il cielo è strappato sulla montagna».

Il “Duende”, ovvero della creatività lorchiana di Antonio Picariello può essere collocato stilisticamente a metà strada tra il saggio breve ed una subliminale lettera indirizzata a Garcia Lorca per sottolineare l’eredità ideale del suo “Duende”.

“Duende” raccolto a piene mani da uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera, il greco Kounellis, scomparso nel febbraio del 2017. L’appassionata interlocuzione critica di Picariello con l’artista dei cavalli vivi “esposti” in una galleria o le molteplici installazioni dei sacchi di carbone, tende a concludersi con questo straordinario, esoterico incontro ravvicinato tra i due: «È morto Kounellis l’artista greco, Garcia Lorca il redivivo gli dice in un orecchio per non farci ascoltare il segreto: Il DUENDE è qualcosa di intraducibile, è forse il carisma, l’energia o l’incantesimo che una persona possiede […]».

Catastrofi naturali, macerie e restauri malfatti (II parte) di Giuseppe Siano e “Off site art”. Questione di prospettive (e non solo!) di Enrica Cialone possono essere considerati come due facce della stessa medaglia: tutto ciò che non funziona in materia di restauro o di esposizioni d’arte “ispirate” ad una tragedia sismica come quella aquilana.

Siano affronta le complesse problematiche inerenti il restauro di manufatti d’epoca (architetture monumentali quali castelli, chiese, mura di cinta..) non sempre risolte con una dovuta metodologia scientifica, com’è avvenuto a Salerno negli anni Ottanta per il Castello di Arechi e la Chiesa di San Benedetto. Restauri a suo tempo contestati pubblicamente dall’autore, storico dell’arte, con il pamphlet Abusi e soprusi architettonici e con una serie di articoli giornalistici. La morale della favola con l’amaro finale? : «La stessa fine di L’Aquila la farà il centro storico di Salerno, quando verrà sottoposto a sollecitazioni di un terremoto abbastanza forte».

Nel fresco e spigliato, quanto puntuale scritto della giovane critica d’arte Enrica Cialone, vengono enumerate tutte le pulci alla rassegna effimera Off site art snodata lungo i puntellamenti e tra le gru dei cantieri della città capoluogo in ricostruzione, mutuando meccanicamente esperienze progettuali ed espositive maturate in area newyorkese.

Una serie di non-dialoganti gigantografie tratte da opere originali disseminate qui e là nel centro storico, ad altezze spesso proibitive per la vista media del fruitore medio, selezionate dalla curatrice (calls for art tematiche) senza aver tenuto nella dovuta considerazione del con/testo storico, sociale, antropologico… in cui le stesse andranno a reagire. Un vero e proprio peccato mortale: «le opere non sono opere site specific, gli artisti e le artiste non hanno lavorato sul luogo – come si conviene ad un progetto di public art in qualsiasi contesto colpito da “catastrofi” e in crisi ma su temi proposti dalla curatrice e il suo staff. Una chiara visione autoreferenziale dell’arte che pubblicizza se stessa».

 

INDICE BINARIO

Fotografia
Sulla fotografia della dignità degli ultimi: J. M. Lupercio (1870-1927) di Pino Bertelli  
1 portfolio

Letteratura
Vacuum. Epitome dell’estinzione incisa su drive di vetro 5D di Luigi Fabio Mastropietro
1 portfolio + 1 soundtrack

Arte
“Off site art”. Questione di prospettive (e non solo!) di Enrica Cialone
Slides

Saggistica
F.T. Marinetti: un “carcamano” a S. Paolo del Brasile di Matteo D’Ambrosio
Slides
L’artista, le istituzioni e la svolta teorica di Francesco Correggia
Slides
Il “Duende”, ovvero della creatività lorchiana di Antonio Picariello
Slides
Catastrofi naturali, macerie e restauri malfatti (II parte) di Giuseppe Siano
Slides + 1 video
Il “Transrealismo”: una nuova sensibilità visionaria di Antonio Gasbarrini
Slides + 1 video

Per gli apporti multimediali al n. 15-16 di ZRAlt! (inverno 2016-primavera 2017) si ringraziano, tra gli altri, Pino Bertelli, Antonio Gasbarrini, Mari de Jesùs Correa, Ettore Frani, Francesco Correggia, Antonio Picariello.

ALCUNI  TITOLI DEL PROSSIMO NUMERO DI ZRAlt!

Angelo G. Sabatini Post o morte della verità?
Pino Bertelli Diane Arbus: l’angelo nero della fotografia randagia
Ugo Scoppetta NIGHT ITALIA: Ex/ploring the Ex/ploding World of Today Cultures
Filiberto Menna (Omaggio) Critica d’arte & massmedia (inedito 1983)
Antonio Gasbarrini : Per un’est-etica della catastrofe
Roberto Soldati Volare con Pindaro alla velocità della luce
Ilaria Carosi MEMORI. Dalla rimozione alla restituzione di senso nell’elaborazione di lutti traumatici



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