LA STRAGE DEGLI INNOCENTI – Pietransieri (Roccaraso – L’Aquila), 21 Novembre 1943

La medaglia d’oro al Valor Militare della Resistenza conferita a Pietransieri dal Capo dello Stato nel 1967 appartiene idealmente anche ai piccoli trucidati: il suo sapore ed il suo profumo sa ora di latte e cioccolata

di Antonio Gasbarrini

“La strage degli innocenti” non è un documentario sull’eccidio compiuto dai nazisti trucidando nella domenica di sangue del 21 novembre 1943 centodieci tra  bambini, donne, qualche giovane e molti anziani.

“La strage degli innocenti” è una semplice, spontanea e rammemorante carezza creativa donata innanzitutto a quei bambini quale risarcimento esistenziale di tutte le tenerezze affettive bruscamente interrotte  dalla bestiale violenza nazista.

 

La testimone quercia secolare

Voce narrante

Sono nata e cresciuta qui, nel bosco dei  Limmari a Pietransieri. Ho più di cento anni.

Perciò ho visto tutto e sentito le strazianti urla ed i lamenti delle 110 vittime assassinate dai nazisti in quella tragica domenica del 21 novembre 1943.

Il loro vergine sangue è stato assorbito anche dalle mie lunghissime radici. Mi sono ammalata. Tiro avanti alla meno peggio. Da quell’orribile giornata sono trascorsi 70 anni.

Non è facile raccontare il trionfo del disumano Male assoluto in una manciata di minuti. Comunque ci proverò. Sarò laconica, ma non reticente.

Dedico la mia testimonianza alle decine e decine di bambini di Pietransieri trucidati senza  il minimo senso di colpa dagli stramaledetti carnefici.

Il sacrificio delle loro tenere vite recise di botto, sia storicamente accomunato ad ogni altra  STRAGE DEGLI INNOCENTI  nel frattempo compiuta nei vari angoli bui della terra dalla cieca ed abietta violenza degli adulti.

Pietransieri 70 anni dopo l’eccidio

Voce narrante

Il paesino di Pietransieri, situato sfortunatamente in uno dei punti nevralgici della “Linea Gustav”, dista qualche chilometro dal bosco dei Limmari dove si trovavano i quattro casolari in cui avvenne la carneficina.

Il 30 ottobre del 1943 tra le sue scoscese viuzze veniva letto ad alta voce il bando con cui il famigerato feldmaresciallo Kesserling aveva proclamato che i suoi abitanti (poco più di 400 anime) dovevano lasciare le loro case entro il giorno successivo:

“Questo Paese per esigenze di guerra deve essere distrutto. La popolazione è invitata a lasciare il Paese entro le ore 12 del giorno 31 ottobre 1943. La popolazione potrà portare solo qualche indumento indispensabile e dovrà recarsi verso Sulmona. Dopo la predetta data ed ora, tutti coloro che si troveranno ancora in Paese o sulle montagne circostanti saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’esercito germanico.

30 ottobre 1943 Firmato: Kesserling”.

Una parte dei pietransieresi si adeguò al terroristico ultimatum; un’altra si diede alla macchia; un’altra ancora si rifugiò nelle masserie situate in quella che fino ad allora, per la sua ricchezza di pascoli ed acque, era stata chiamata “Valle della vita”.

Forse mai, il nome dato ad un luogo, fu così sbagliato.

Il sinistro preludio della “Strage degli innocenti: la settimana di sangue
(14-20 novembre 1943)

Voce narrante

Il sinistro preludio di ciò che sarebbe avvenuto in quella domenica insanguinata, si concentrò nella settimana precedente.

I nazisti, tra un rastrellamento e l’altro, assassinarono ben 18 inermi cittadini.

Le tetre Stazioni del loro doloroso Calvario sono state ritmate da questi cippi commemorativi in pietra: per non dimenticare!

 

Il bosco dei Limmari

Voce narrante

Il bosco dei Limmari dove tuttora dimoro con le mie radici, tronco, rami e foglie, può essere considerato il frastagliato sipario in cui maturò la lacerante tragedia in quattro atti.

La domenica di Passione (21 novembre 1943)
Il luciferino quadrilatero della morte

Voce narrante

Rievocare ciò che avvenne nel quadrilatero della morte, punteggiato dai casolari D’Aloisio, Macerelli, Di Battista e D’Amico, come ho già detto all’inizio di questo breve filmato, è difficile. Inoltre fa male, molto male.

Ma, noi querce siamo come gli elefanti. Abbiamo la memoria lunga. Per questo ci piace andare all’essenziale senza perderci in fronzoli.

Più che i dettagli ricostruiti in larga parte da Virgina Macerelli – testimone scomoda tuttora in buona salute, sopravvissuta tra i 60 compaesani trucidati nel casolare D’Amico dove fecero il loro anticipato incontro con la morte anche la madre, una sorella ed altri due fratellini – m’interessa farvi subito partecipi dell’insanguinato quadro d’assieme.

Dentro la sua frantumata cornice si odono ancora le grida di gioia di quelle incolpevoli creature mentre si rincorrevano negli edenici, quanto posticci prati della “Valle della vita”.

Presto, troppo presto, annichilite dalle loro impaurite urla provocate dalle feroci, omicide incursioni naziste.

I fucilatori, i mitragliatori ed i bombaroli non hanno avuto alcuna pietà per quegli innocenti e le loro madri, nonne e nonni, parenti e amici di famiglia azzittiti per sempre.

Da parte mia, e, sicuramente anche vostra, non sarà dato mai alcun perdono ai macabri esecutori trinceratisi (nei vari processi in cui sono state riportate alla luce tutte le infamie commesse), dietro lo sfrontato alibi di aver semplicemente eseguito “ordini superiori”.

La loro coscienza, ammesso e non concesso che ne avessero almeno un solo brandello, dove era andata a finire?

Casolare DAloisio

Voce narrante

È questo, in ordine cronologico, il primo dei quattro casolari dove, nel giro di qualche ora,  maturerà la mattanza dei 110 pietransieresi.

Qui sono state mitragliate, senza alcuna ragione, 5 vittime: la meno anziana aveva 49 anni, le altre un’età compresa tra i  65 ed i 76.

A chi avrebbero potuto nuocere questi più che attempati “ribelli” assassinati a bruciapelo, senza nemmeno aver avuto  il tempo di farsi il segno della croce?

Casolare Macerelli

Voce narrante

A scorrere i nomi delle 15 persone qui riempite di proiettili, si resta senza parole: ben 9 saranno le donne adulte massacrate, insieme alle prime tre piccole creature stroncate senza pietà: Gerardo, Romana ed Erasmo. Elisabetta poi, con i suoi 12 anni, aveva assaporato da poco le prime conquiste libertarie dell’adolescenza.

Casolare Di Battista

Voce narrante

L’eccidio di Pietransieri assumerà sempre più i connotati di una sanguinaria escalation infernale.

Qui, all’interno di un fondaco, e perciò al chiuso, la conta dei martiri crivellati dai nazisti arriverà a 30. Per un totale complessivo, al momento, di ben 50 cittadini trucidati.

Anche “La strage degli innocenti” registrerà una impennata: Lidia ed Ezio con i loro 11 anni, i più piccoli Eutimio, Silvia, Raffaele, Marisa, Adalgisa, Nicola e la poppante Elisabetta con i suoi dodici mesi di vita appesi al fragile filo della malasorte, chiuderanno per sempre occhi riempiti dalle stratificate ombre del Nulla.

Casolare DAmico

Voce narrante

In questo quarto ed ultimo atto, la tragedia ambientata dal diavolo in persona nel bosco dei Limmari, raggiungerà l’acme d’una agghiacciante crudeltà.

Lo sterminio di altri 60 pietransieresi, con quasi la metà costituito da bambini, sarà attuato secondo le ferree regole naziste del Kaputt!

Terrifica parola subito imparata da chi, prima di quel fatidico manifesto dell’evacuazione, non aveva fatto nessun collegamento con la sua irreversibile traduzione: morte e distruzione, distruzione e morte.

Vicino al casolare s’ergeva una di noi, una radicata quercia.

Le sessanta anime vengono fatte sedere nelle sue vicinanze. Comincia la loro conta: il burocratico rituale delle collaudate soluzioni finali naziste. Mentre più d’uno cercava d’interpretare quella strana messa in scena (“Vogliono solamente impaurirci per estorcere il nome di qualche nostro parente datosi alla macchia? Portarci a Sulmona? Ma il camion dov’è?”) una mina sotterrata vicino al tronco scoppia con lo stesso fragore delle trombe del Giudizio Universale.

Frammischiando a casaccio rami e membra dilaniate, cielo e terra, inferno e paradiso, ma separando una volta per tutte l’accorciata vita dalla traditrice morte.

Garantita  quest’ultima da singoli colpi di pistola inferti dai criminali a chi non aveva ancora esalato l’ultimo respiro.

Qualche giorno dopo sarà una purificatrice nevicata a proteggere dai lupi quell’ammasso informe d’irrigiditi corpi accatastati, ricomposti poi dalla fugace visita notturna di qualche familiare datosi alla macchia.

Non avevano ancora superato i dieci anni: Matilde, Arnaldino, Alfiere, Santina, Flavio, Carmencita, Francesco, Nunziatino, Rosalia, Valentina, Assunta, Sandro, Gianfranco, Sara, NormaEvaldo, Orlando, Agnese, Elvira, Mirella, Giuliana, Anna, Ugo, Romolo, Giancarlo.

Come tralasciare Domenico, Antonia e Vanda che non riusciranno mai più a superare i 12 anni?

Estate del 1944: il mesto ritorno nelle case che non ci sono più

Voce narrante

KAPUTT! Pietransieri è stata in buona parte ridotta in macerie ed oltre un terzo dei suoi abitanti assassinati dalla ferocia nazista: la diabolica missione è stata compiuta!

Dal bosco dei Limmari e dalla ridenominata “Valle della morte” dalle cui viscere le mie radici continuano a bere, i loro corpi maciullati, disgregati, torneranno, nella tarda estate dell’anno successivo, dentro le rimediate bare trasportate a dorso di muli o asini nel non-più-rivisto-paese. Incendiato (com’è avvenuto per la cinquecentesca chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, dove opere di pregio quale la medioevale Madonna lignea con bambino non si sa che fine abbiano fatto) e ridotto in pietrosi cumuli con le mine messe a tradimento da questi Attila travestiti da soldati.

Quelle povere, irriconoscibili spoglie, hanno ripercorso così, a ritroso – come può avvenire solo in un insostenibile incubo – i sentieri imbrattati ancora di sangue dagli immondi stivali dei massacratori.

Il cimitero sarà la provvisoria destinazione dei loro raccapezzati resti.

Adesso riposano, finalmente in pace, uno accanto all’altro nel focolare comune del Sacrario. I loro nomi e cognomi, nonché la loro età, sono incisi sulle quattro lastre in marmo erette all’aperto.

Sono ripetuti poi, come un rosario o una litania, nelle piccole, riquadrate urne all’interno.

Leggeteli tutti. A bassa voce. Incontrerete soprattutto donne e bambini.

La medaglia d’oro al Valor Militare della Resistenza conferita a Pietransieri dal Capo dello Stato nel 1967 appartiene idealmente anche ai piccoli trucidati: il suo sapore ed il suo profumo sa ora di latte e cioccolata.

A questi innocenti tra gli innocenti ed alla loro abortita giovinezza, io, quercia malandata ultracentenaria, ho chiuso il racconto con un forzato lieto fine: diffuso in ogni dove dal mormorio delle mie rinverdite e rinverdibili foglie suonate dal vento.



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