MANCANZA – INFERNO

Un film senza sceneggiatura, grande spazio all’improvvisazione, la richiesta di non citare mai la città terremotata

di Piercesare Stagni

Non molto si è parlato, come al solito, in città, di Mancanza – Inferno. Ma oltre ai coraggiosi e innovativi contenuti che in molti hanno iniziato a riconoscergli in giro per il mondo, questo film rappresenta indubbiamente una grande novità nel panorama cinematografico italiano: è il primo lungometraggio d’autore cofinanziato da una Onlus, l’Hatha Ciudad dell’Aquila, e sostenuto inoltre da un fortunato crowdfunding per reperire gli ulteriori fondi necessari per la post produzione e l’edizione internazionale sottotitolata in inglese.

Mancanza – Inferno, una scommessa, un iniziale fioco barlume di luce che si è trasformato pian piano in un film, una potente sperimentazione visiva, coerente con la nostra idea di cinema allo stato puro…

Nasce dall’amicizia con il regista Stefano Odoardi, dalle sue visite all’Aquila subito dopo il sisma, quando veniva a trovarmi durante le mie lezioni all’Accademia dell’Immagine nella sede provvisoria della Caserma della Guardia di Finanza.

Ricordo bellissime passeggiate chiacchierando di cinema, di arte, di poesia, e poi la sua idea di riprendere il progetto di Mancanza, a cui lavorava da anni girando per il mondo…

La Zona Rossa dell’Aquila, un inferno laico moderno triste ma visivamente potente, intrigante, denso… e i suoi abitanti…, privati, come i dannati nella storia, della speranza…

In particolare questo aspetto ci rattristava ma anche ci intrigava… erano i giorni di tante speculazioni fatte in città, di cineasti giunti da ogni parte alla ricerca di soldi facili e di storie da depredare, di sogni da spiattellare, di drammi da sceneggiare… Lo stesso entusiasmo dei Comitati e di chi aveva saputo oltre il dolore vedere la triste realtà, andava in realtà spegnendosi, smorzato dalla consapevolezza di essere soverchiato da forze troppo forti, per il semplice motivo che in molti lottatori gli incubi maggiori nascevano da dentro… Ditemi voi se questo non è un inferno….

Solo in un caso, lo devo ammettere, non mi ero sentito osservato, sfruttato, depauperato dal punto di vista mediatico… era successo con la Redazione di La7, con la quale avevo collaborato in quei giorni per la realizzazione della puntata abruzzese de “La valigia dei sogni”, bella trasmissione sui luoghi del cinema… ebbene, loro mi proposero una puntata non pietistica, di non giocare cioè su ciò che non c’era più… ma di puntare invece con forza su ciò che era rimasto nell’immaginario collettivo degli italiani, nelle scene immortali dei grandi capolavori… Una scelta giusta, intelligente. Ebbene, l’idea di Stefano Odoardi di girare qualcosa basato su principi completamente diversi dagli stereotipi, rispettoso dell’identità aquilana e del nostro orgoglio, oltre che del nostro intimo dolore… era basata sugli stessi principi… Un progetto intrigante, giunto al momento giusto!

E in una di quelle sere aquilane, all’imbrunire, davanti a un vecchio ritrovo dei giovani ormai ricoperto di erbacce e spazzature, la decisione di tentare di raccontare tutto questo, ma cercando di rispettare persone e luoghi… una sofferenza talmente grande e atroce da essere in grado, secondo noi, di rappresentare, sublimata, qualcosa di universale.

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Un film senza sceneggiatura, grande spazio all’improvvisazione, la richiesta di non citare mai la città… Uno sforzo psicologico enorme degli attori non professionisti… ogni giorno un tema da sviluppare mentalmente, e un briefing preparativo durante il quale vagare in cerchio insieme agli altri…

Poi l’aiuto economico dell’Hatha Ciudad, per iniziare, e i casting per trovare i 19 dannati aquilani… il ventesimo posto Stefano ha voluto concederlo al sottoscritto… E ancora un Angelo, buono ma irreprensibile, con il suo ultimo carico di speranza, ma di quella che nasce dal dolore definitivo, terribile, intenso. Venti giorni di riprese nella Zona Rossa, con gli attori chiamati a sviluppare drammi personali, e a riflettere su temi quotidianamente proposti da Stefano… E proprio questa volontà, rappresenta, a parer mio, un aspetto interessante e innovativo… al di là del prodotto filmico finale, sottoposto inevitabilmente alle regole del montaggio e alle convenzioni della settima arte, persino quella sperimentale, è invece l’atto personale, lo sforzo dei dannati, il loro quotidiano rincontrarsi, in modalità seriale, crudele, a generare emozioni artistiche, molto vicine a quelle di un pittore, o di un poeta…

A tratti, sul set, a Piazza S. Marciano, ossessivamente per dieci, quindici giorni, la sensazione era quella di assistere ad un autore che si lasciava attraversare dal flusso di ritorno di venti altrettanti autori, un flusso improvvisato e per questo potente, spontaneo e per questo autentico… ho visto piangere, ho visto persone stordite dall’atto di rievocare emozioni che credevano cancellate per sempre… ho avvertito quel sottile e irripetibile afflato che dovrebbe sempre muovere un desiderio artistico… emozioni non attese e nemmeno previste parzialmente… io ho sempre pensato che qualsiasi atto artistico, anche il più semplice e meno dotato di significati o retaggi culturali, dovesse avere una piccola fiamma interna… Poi il film definitivo, con il fondamentale e complementare apporto recitativo di una bravissima attrice, Angélique Cavallari, nel ruolo di un angelo che recita i magnifici versi delle Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke…

Avevamo forse avvertito già sul set l’importanza morale e la valida tessitura costituita da “emozioni di anime normali”, e che, si badi bene, in un ambiente convenzionale avrebbe potuto rappresentare quasi sicuramente un handicap inesorabile, un magma pericoloso e ingestibile… e che invece nelle mani di Stefano, regista anomalo e anarchico, ma dalla visione sicura e personalissima, è diventato anche un documento, riteniamo sincero, non su un dramma, di cui il mondo è pieno e in un certo qual modo anche abituato, alla fruizione mediatica del dolore… ma sull’esperienza del dolore, senza sublimazioni e riferimenti… non a caso i protagonisti di questo film non sono terremotati o sofferenti, non soffrono per i peccati compiuti, non soffrono per la mancanza di ciò a cui erano abituati, soffrono per la mancanza di una visione,  per la mancanza di elementi che in vita hanno sempre considerato secondari e che invece ora, in questa particolare condizione, si rivelano fondamentali… ma d’altronde è questo uno dei motivi che rende la presenza dell’uomo sulla terra ancora affascinante e misteriosa, ancora intrigante… pur se affiancata da atti che sembrerebbero feroci, ed evitabili… è un condensato di barbarie e meraviglie che molti chiamano vita…

Slides (dannati e dannate)

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Note di regia

“Perdita, mancanza, parole che non lasciano scampo, che hanno in sé il senso dell’ineluttabilità, di qualcosa che è per sempre, definitivo… Vorrei sperimentare un cinema diverso, senza sceneggiatura, con attori non professionisti, in un contesto creativo variabilissimo e incerto… una ricerca personale sul vuoto, e su come l’essere umano tenti di riempirlo attraverso la vita… A L’Aquila ho toccato con mano la tragedia, per certi versi indescrivibile… un inferno contemporaneo… Interessante perché tremenda la mancata elaborazione del lutto… ai cittadini aquilani questo è stato negato, lasciati nel vuoto a confrontarsi con l’altro vuoto, quello dell’anima… privazione della speranza, della visione…. ciò che accade in inferno, dove tutto è definitivo… film complesso, a tratti onirico, … la speranza finale, se speranza ci può essere, consiste più che altro in una visione, futura, quella che a loro è stata negata, insieme alla speranza… il potere dell’immaginazione, che i venti dannati moderni sembrano non avere, costretti come sono nel ricordo, che arde e brucia, e gli nega, come è previsto dalle leggi sovrumane, questa speranza […]”.

Stefano Odoardi

Note di alcuni dei 20 Dannati

“Quando Stefano e Gianluca mi hanno parlato del progetto Mancanza-Inferno ed in particolare dell’ispirazione di riferimento, le Elegie Duinesi di Rilke, mi è sembrato subito naturale, quasi necessario, farne parte. Non ho pensato al momento a quali sarebbero potute essere le conseguenze di tale decisione inizialmente di pura e assoluta fascinazione intellettuale. Potrei dire che Rilke mi ha condotto dentro l’Inferno di Stefano con apparente semplicità. Quello che non avevo previsto era il fatto che mi ci avrebbe anche abbandonato. Certo. Abbandonato. Solo. Soltanto apparentemente insieme ad altri. E così mi sono ritrovato lì, con altri “dannati” sconosciuti. Grave e complicato per uno come me che fossero sconosciuti più che dannati. E’ così che sono rimasto intrappolato in quella selva di sentimenti così distanti e così stranieri ma al tempo stesso conosciuti, intuiti, immaginati. E come sempre accade nella vita, il primitivo che è in me, ha cercato le forze per adattarsi e resistere. Ascoltare tutte le storie autentiche o false che fossero, sempre, sempre sincere quasi necessarie. O raccontare. E come sempre la “risalita” ed il successivo abbandono di quella condizione alla fine ha lasciato cose sulla pelle ma anche dentro l’anima. Per alcune ne è valsa la pena. Davvero.”

(Giampiero De Santis – Dannato)

“Mi sono sentita come in apnea per poche ore al giorno: prima per la paura poi per l’emozione…
Diciamo che all’inizio ero molto nervosa e non credevo di poter dare quel che ho dato… Poi il passaggio ad una libertà sincera di potermi esprimere nonostante fossimo perfetti sconosciuti.
Dall’angoscia di non riuscire a dar nulla, al timore di non aver tempo di dire, fare, trasmettere e dare… Dall’Apatia all’Empatia con l’altro! Meravigliosa esperienza.”

(Simona Lamparelli – Dannata)

“Una rinascita immaginata, parzialmente premeditata per non trovarsi poi del tutto scoperti, una attesa enormemente dilatata e solo apparentemente rassicurata dalla presenza di compagni, un tunnel lungo che ti divora le riserve di grasso mentale, quelle che per intenderci hai messo da parte dopo “quella cosa”, che ti devono servire per non farti trovare mai più impreparato… ma non è così, perché chi sa si trova in un nuovo stadio, difficile da raccontare…. chi ci frequenta ora ci guarda come animali strani, e questa cosa si sente, vorresti trasformarla in odio, farla scivolare via vischiosa dalle orecchie, sporcarti per un’ultima volta con quel suo essere vischioso, ma l’occasione di “ripetere” nuotando in un acquario falsamente rassicurante è seducente, pericolosa ma allettante… ora siamo in tanti, e quello che non ti dice nessuno nelle comode case cartonate, te lo danno quegli occhi partigiani, quei corpi così emozionalmente vicini al tuo che non ti stimolano quando ti sfiorano, ma quando entrano in orbita con le tue emozioni, anche con quelle sepolte, o ricoperte dalla polvere dell’ipocrisia di sussistenza…. ma la luce sta scendendo, altri crepuscoli dolorosi e falsamente nuovi si succederanno, ma Stefano ha chiamato lo stop, domani sarà un nuovo giorno, in quella vasca seducente e cattiva… in cui torniamo a riavvertire vita…!”

(Piercesare Stagni  – Dannato)

Mancanza – Inferno (Scheda film)

Regia: Stefano Odoardi
Genere: Drammatico
Provenienza: Italia/Olanda
Durata: 71 min
Anno di produzione: 2014
Produzione: O Film, Strike fp, in collaborazione con Hatha Ciudad Onlus
Formato di ripresa: HD e 16 mm
Musiche: Andrea Manzoli con il soprano Valentina Coladonato
Montaggio: Gianluca Stuard
Suono: Laurent Chassaigne
Crowdfunding Manager: Tiziana Forte

Interpreti:
L’Angelo: Angélique Cavallari
I Dannati: Giampiero De Santis, Luigi Fiammata, Piercesare Stagni, Francesca Petrozzi, Alessandra Busilacchio, Annamaria Di Gregorio, Principe Valeri, Simona Lamparelli, Syria Giuliani, Micol Califano, Fabrizio Villacroce, Francesca Spennati, Roberto Martella, Ciro Improta, Damiano Berardi, Emilio Brambilla, Luigi Di Iulio, Carolina Tosone, Francesca Sanlorenzo, Domenico Cordeschi

Mancanza – Inferno (Cronistoria)

Data di inizio riprese: Primavera 2013
Location:  Esclusivamente nella Zona Rossa della Città dell’Aquila
Casting: Venti aquilani, attori non professionisti, e l’attrice italo-francese Angélique Cavallari (L’Angelo)
Prima Mondiale: Rotterdam, Festival Internazionale del Cinema, 28 Gennaio 2014

Nel gennaio del 2014 Mancanza Inferno è stato accettato in Prima Mondiale nella sezione principale del Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam, uno dei più importanti al mondo, accanto ad opere di maestri come Jim Jarmusch, Alexander Payne, Wang Bing.

A Maggio si è tenuta la Prima Italiana del Film, a L’Aquila, e una prestigiosa proiezione si è tenuta all’interno del XIV International Architecture Exhibition alla Biennale di Venezia, presso le Corderie dell’Arsenale.

Attualmente il film sta circolando riscuotendo grande interesse. A settembre il Cinema Aquila di Roma terrà il film in cartellone per una settimana, dopo una trionfale proiezione tenutasi a giugno e l’insistenza del critico Roberto Silvestri.

Stefano Odoardi è in cerca di location in Olanda e in Sardegna per il nuovo capitolo di Mancanza, che sarà dedicato al Purgatorio.



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