EDITORIALE

Con questo dodicesimo numero di ZRAlt! si può ben spegnere la candelina del terzo anno compiuto dopo il suo esordio sul web nell’estate del 2013. Tre anni, per una rivista germogliata come un fiore selvatico “da e nelle” macerie aquilane – ma con il suo sensore della ZRA, ovvero Zona Rossa Alt!, orientato prevalentemente sulle rovine (etiche e delle ingiustizie sociali, innanzitutto) italiane, europee ed extraeuropee – non sembrano pochi. Né tanto meno l’altra faccia delle sua medaglia (la creatività controbilanciante le immancabili sciagure quotidiane), non ha preso la noiosa patina del déjà vu, déjà pensé grazie agli originali contributi testuali e multimediali sino a qui pubblicati.

Ed è il numero cabalistico par excellence 99 della nobile, devastata città medioevale dell’Aquila, il cui centro storico è pressoché ancora disabitato ad oltre 7 anni dal sisma, ad onorare le annate già uscite.

Infatti, lo standard di ogni suo paginone digitale è costituito da 9 finestre (immagine, titolo, occhiello, righe iniziali testuali) che moltiplicate per i numeri pubblicati (con il n. 9-10 doppio), dà appunto come risultato 99. Per la precisione: 90 articoli o saggi sempre supportati da video, slides, colonne musicali ecc., più 9 Editoriali. Ovviamente tutti disponibili online.

Lasciando da parte la potenziale forza apotropaica auspicata con il magico-mitico 99 dalla lunga e rinnovabile vita, entriamo telegraficamente nel merito degli argomenti sino a qui trattati, costantemente sintonizzati su una-non-cronachistica-contemporaneità.

Si può affermare senza ombra di dubbio ex post, che le catastrofi umane generate da guerre su guerre spesso fratricide (Siria su tutte) e da un montante terrorismo jihadista che non conosce limiti alle sue bestiali, disumane aberrazioni mediatiche e non, stanno sopravanzando le altre (terremoti, alluvioni, inquinamenti, incendi e via di questo passo). Con un ingrediente in più: il terrore – psicologicamente più sconvolgente della paura – non solo o non più di vedersi cascare la casa o il tugurio addosso, ma d’incappare personalmente in una della tante stragi di massa già messe in atto, dopo l’11 settembre del 2001, in una ventina di stati occidentali, orientali ed extra. Il terrore per il terrore, insomma.

Le vittime sacrificali – come si è avuto modo di sottolineare nei precedenti Editoriali e in numerosi interventi dei co-autori di ZRAlt! – sono gli anelli deboli di ogni catena sociale umana (donne, vecchi e bambini).

A fronte di questo fosco scenario punteggiato giorno dopo giorno da atroci sofferenze, soprattutto per qualche miliardo di esseri umani che hanno avuto la sfortuna di essere nati nelle contrade più disgraziate del pianeta, la creatività e l’arte sembrano annaspare. Si può ancora contrastare “l’infelicità globalizzata” con le profumate “armi a salve” d’una inseguita Bellezza (non solo estetica) diventata viepiù utopica?

Come di consueto i co-autori di ZRAlt! , pur in presenza di ogni tipo di negatività che continua ad abbattersi sulla parte migliore della società globalizzata nella miseria, non si arrendono. E, testardamente, almeno ci provano.

Ne è un pulsante esempio il denso articolo Il luogo in cui accade. Teatro, arte e linguaggi artistici mezzi resilienti per la promozione di una nuova gestalt dell’uomo ecologico scritto a quattro mani da Jörg Christoph Grünert e Cam Lecce. Di fronte alla loro straordinaria esperienza di “facilitatori creativi” dei bambini e dei giovani cresciuti nei più squallidi ghetti-enclave – iniziata una quindicina di anni fa tessendo una storia artistica e di solidarietà “altra” con i profughi palestinesi in Libano – parlare di articolo è riduttivo. Piuttosto una felice, a tratti struggente testimonianza di come si possa essere artisti nel senso più genuino del termine, trasferendo alle più giovani, giovanissime generazioni il meglio di se. Insegnando a plasmare burattini, recitare storie, vedere performances. Partecipare insomma, in prima persona, ad una rinascita immaginifica di anime infantili e adolescenziali ferite a morte sin dai loro primi vagiti.

Ancora sul terreno della maledizione terroristica ed in chiave prettamente estetica, Antonio Gasbarrini, con il suo saggio Quindici terribili anni (2001-2016) di furia iconoclasta dei terroristi del Terzo Millennio, ripercorre i tre fondanti episodi della rinverdita iconoclastia fondamentalista: la distruzione degli ultramillenari Buddha giganti scolpiti in pietra a Bamiyan, l’abbattimento delle newyorchesi Twin Towers messi in atto nel 2001 con l’accorta regia talebana e le recenti cariche di dinamite siglate jihad disintegranti buona parte dei reperti presenti nei siti archeologici di Palmira e di altri centri mediorientali. La memoria pietrificata, rileva l’autore, con l’inedita alleanza instaurata con le nuove tecnonologie informatiche (dagli ologrammi alle stampe in 3D e alle ulteriori applicazioni prevedibili nell’immediato futuro), rendono vano ogni tentativo di fare tabula rasa di una non-azzerabile realtà storico-fisica.

Alla sua negativa recensione del film Acciaio di Stefano Mordini tratto dall’omonimo romanzo di Silvia Avallone, Pino Bertelli – Nella città del ferro di Piombino la classe operaia non va in paradiso – contrappone un pluriennale reportage. Quei fieri corpi intergenerazionali scolpiti come statue bronzee, ma plasmati da un’immane fatica consumata tra nocive esalazioni e proibitivi habitat lavorativi, reclamano con i guizzi dei loro sguardi catturati dal Nostro, l’insopprimibile “diritto alla dignità” proprio di ogni essere umano. E se spesso l’abito non fa il monaco, qui è la foggia di non cascanti tute a fare di quei lavoratori e lavoratrici che manifestano per il mantenimento del loro sacrosanto diritto al lavoro, ostinati testimoni di una realtà sociale sempre più in caduta libera.

Scrivere la scrittura di Francesco Correggia ci obbliga a ripensare il nostro consunto rapporto con una delle più antiche tecniche espressive. Da artista qual è, non manca di sottolineare le “affinità elettive” esistenti tra la partitura di un’opera visiva e quella letteraria. Solo che il recente passaggio dal lento scrivere analogico con una musealizzata “macchina da scrivere”, alla ipervelocizzata scrittura digitale, ha cambiato radicalmente i connotati della letterarietà intesa nella sua nobile accezione creativa. Tutti scrivono di tutto, meno che di una “scrittura responsabile”. Le slides della sua performance tenuta a Roma nel maggio del 2016, documentano in modo magistrale la necessità immaginifica di recuperare quell’auratica atmosfera pre-digitale congelata nelle mille e mille correzioni apportate, il più delle volte manualmente, su cangianti parole e pensieri, ora sbiaditi come non mai nei fluttuanti bit.

Quasi a rispondere a questa esigenza etica, più che estetica, il testo Allo scrittore sloveno Drago Jančar la Palma della XX edizione del Premio Internazionale Ignazio Silone di Liliana Biondi, ci riporta dritto dritto tra le pagine più pregnanti di due autori (Ignazio Silone e Drago Jančar), formatisi esistenzialmente tra le pieghe più brutte e sanguinarie del comunismo sovietico e slavo.

Grazie alla opportunità di essersi formati in modo autonomo e differenziato sul filone letterario e filosofico della scuola mitteleuropea, con la frequentazione personale di molti loro protagonisti, i microcosmi di Fontamara per Silone o di Maribor e Marburg per Jančar, assurgono ad emblema di isole utopiche del riscatto sociale di ogni comunità emarginata.

I testi di Marco Giacosa / Marcello Gallucci / Maria Campanaro – Claudia De Carlo racchiusi unitariamente nel titolo “Habitat”: un film in bianco, nero e grigio da L’Aquila terremotata chiariscono alcune ragioni di fondo del successo tributato in vari Festivals nazionali e internazionali al poliedrico regista (e non solo) Emiliano Dante ed agli altri giovani co-protagonisti di un’avvincente cronistoria esistenziale postsismica filmata nel suo continuo farsi e disfarsi. La grande qualità delle immagini in bianco, nero e grigio sapientemente mixate con continue interazioni tra fotocamera e computer rendono partecipi gli spettatori della strana atmosfera naturale e psichica che stravolge e azzera il prima dal poi di ogni sventura. Vivere realmente sulla propria pelle un incubo come accade a quelle vite costrette a reinventarsi giorno per giorno, è qualcosa di ben diverso dagli ansimanti risvegli causati da brutti sogni, ma subito esorcizzati bevendo un buon caffè. E, tanto per essere in tema, preparato – secondo i più accorti espedienti – con una collaudata macchinetta napoletana dall’insuperabile Edoardo De Filippo (film Questi fantasmi, 1954).

Antonio Picariello con Un Museo Multimediale della Memoria per le ali trafitte a S. Giuliano di Puglia e Vittorio De Petris con “Heritage and Catastrophe”: Una ricerca dell’Università di Berlino sulla governance del terremoto aquilano, ci rendono conto di due aspetti essenziali correlati alle catastrofi naturali sismiche.

La rilettura in chiave memoriale-estetica del crollo della scuola molisana di S. Giuliano di Puglia dove nel 2002 persero la vita 27 scolari ed una maestra a seguito del crollo della scuola elementare “Jovine” ed una post-analisi politica, economica, sociale e civica condotta a L’Aquila nel 2014 da 26 giovani ricercatori presso la Technische Universität di Berlino, è molto utile per addentrarsi, con più cognizione di causa, nei labirintici meandri lasciatici sempre in eredità da polveri e macerie.

E se nel primo caso saranno innanzitutto varie piattaforme multimediali ad intrecciare con i loro contenuti digitali il monito memoriale della distruzione alla progettazione di un futuro ambientale ecosostenibile (a cominciare dalla sicurezza degli edifici), nel secondo è la documentata pubblicazione in lingua inglese titolata significativamente Heritage and Catastrophe: Prevention, Emergency, Restoration and Transformation in 2009 L’Aquila Earthquake ad evidenziare le “mille e una” pecca di una gestione istituzionale (governo ed enti territoriali, in particolare) postsismica più che inadeguata.

INDICE BINARIO

Fotografia
Nella città del ferro di Piombino la classe operaia non va in paradiso di Pino Bertelli
1 portfolio

Teatro
Il luogo in cui accade. Teatro, arte e linguaggi artistici mezzi resilienti per la promozione di una nuova gestalt dell’uomo ecologico di Jörg Christoph Grünert e Cam Lecce
1 video + slides + links

Arte
Scrivere la scrittura di Francesco Correggia
Slides

Un Museo Multimediale della Memoria per le ali trafitte a S. Giuliano di Puglia di
Antonio Picariello
Slides + 1 video

Cinema
Habitat: un film in bianco, nero e grigio da L’Aquila terremotata di Marco Giacosa / Marcello Gallucci / Maria Campanaro – Claudia De Carlo
1 trailer + 1 portfolio + slides

Saggistica
Quindici terribili anni (2001-2016) di furia iconoclasta dei terroristi del Terzo Millennio di Antonio Gasbarrini
Slides
“Heritage and Catastrophe”: Una ricerca dell’Università di Berlino sulla governance del terremoto aquilano di Vittorio De Petris
2 reportages + slides

Letteratura
Allo scrittore sloveno Drago Jančar la Palma della XX edizione del Premio Internazionale Ignazio Silone di Liliana Biondi
1 video + 1 slides

Per gli apporti multimediali al n. 12 di ZRAlt! (primavera 2016) si ringraziano, tra gli altri, Pino Bertelli, Antonio Gasbarrini, Jörg Christoph Grünert, Cam Lecce, Francesco Correggia, Antonio Picariello, Emiliano Dante, Diego La Chioma, Giulia Tomassi, Ass. culturale “Quinta Giusta” – L’Aquila

ALCUNI  TITOLI DEL PROSSIMO NUMERO DI ZRAlt!

Pino Bertelli Lettera per Vanda Spoto / Una donna di Napoli
Antonio Gasbarrini “The Floating Piers” di Christo: una masturbazione collettiva a cielo aperto
Antonio Zimarino L’auratico “Urban Rainbow” di Franco Summa
Patryk Kalinski La tutela della salute mentale con il Festival Nazionale della Creatività
Ilaria Carosi Viareggio: come raccontare una delle tante stragi italiane?
Luigi Fabio Mastropietro Sangue in gola. La poesia della catastrofe



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