IN(L)IGHTS ART. RE_PLACE e i suoi Spazi di Luce

Quello inaugurato da RE_PLACE è uno spazio di senso, uno spazio aperto inteso come spazio fisico e spazio del pensiero costruttivo, consapevole e libero. Uno spazio per le idee e uno spazio delle azioni

di Enrica Cialone

Dal 2010 anno dopo anno il progetto RE_PLACE ha riscosso un gran successo di pubblico e critica. Ideato da Germana Galli e organizzato dall’Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo il progetto propone interventi di arte pubblica, tradotti in installazioni luminose. Re_Place, essendo un progetto d’arte contemporanea legato al grave terremoto che ha colpito la città, il 6 aprile 2009, è per sua natura site specific.

Le installazioni, opere fra arte e architettura, nel nostro caso le installazioni luminose e sonore, hanno – citando Germano Celant – «la funzione di significare le situazioni in cui operano». L’installazione è dunque un oggetto artistico che non vive isolato nello spazio e lo spazio dell’opera, per gli artisti site, non è uno spazio muto, ma un dialogo fra l’opera e gli elementi materiali tangibili, architettonici o naturali del contesto, percepito dagli artisti come luogo reale. Il potere dell’arte è chiamato non solo a tenere accesa la memoria – ribadendo che il patrimonio storico e culturale dell’Aquila è un bene comune che non deve essere dimenticato dall’opinione pubblica – ma anche a portare nuova luce su un progetto di futuro.

Dall’inglese replace tutti i possibili sinonimi in italiano del termine – ricollocare, rimpiazzare, restituire, rimettere a posto, sostituire, subentrare a, supplire, surrogare – vestono perfettamente la realtà aquilana, ancora oggi a distanza di sei anni. Replace è “ricollocare”, un collocare di nuovo in un luogo dove si era prima, ci si riferisce normalmente agli oggetti, ma in senso lato è qui riferito ai cittadini aquilani. Replace è “restituire” identità ad un luogo che l’ha persa, è “rimettere a posto” una situazione di entropia, è “sostituire” al buio la luce e – si spera – che il suono, le voci possano “subentrare” al silenzio. Replace per “supplire” ad una mancanza e far fronte ad uno stato di necessità.

Slides (a cura di Enrica Cialone)

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Nato per accompagnare il processo di rinascita della città, lo scopo è duplice, sia esterno che interno: è esterno perché intende portare di nuovo l’attenzione e lo sguardo “altrui” sul contesto aquilano; è interno per i motivi sopra esplicitati e per quell’IN (L)IGHTS ART del titolo, che reinterpretando l’INSIGHT di ambito psicologico quale processo di apprendimento in termini nuovi, fa sì che l’arte contemporanea, nel linguaggio della light art diventi un’Arte terapia e conduca ad una riconfigurazione dello “spazio” del problema. Allora l’IN(L)IGHTS ART implica una ristrutturazione concettuale degli elementi disponibili e per quanto possibile, innescando nuove riflessioni, porti ad un salto verso le possibili soluzioni. Prodromi sono stati Corpi del suono presso il Castello Cinquecentesco, dove per la prima volta in città si guardava al rapporto sinestetico tra le arti e soprattutto alla “New Media Art”. Altro precursore si colloca tra il 2007 e il 2008 quando il collettivo d’arte SeventhSense Art Group realizza una urban environment installation dal titolo Velature Urbane su Corso Vittorio Emanuele II.

Un rapido excursus sulle quattro edizioni che hanno preceduto l’ultima, tenutasi tra il 24 e il 25 settembre 2015, ha visto la partecipazione di noti artisti che hanno collaborato con istituzioni educative cittadine quali l’ABA e il Liceo Scientifico “A. Bafile” coinvolgendo ragazzi e ragazze negli allestimenti artistici. C’è da chiedersi che cosa può fare l’artista in una realtà urbana trasformata, in seguito ad una catastrofe, laddove le relazioni umane sono temporanee e lo spazio pubblico, quale luogo dove dovrebbero coincidere urbs e civitas, come nel centro della città, mostra una situazione in cui proliferano nuove forme di spazi pubblici periferici? Il centro storico della città, quale forma antica di spazio pubblico si eguaglia alle nuove forme di spazi pubblici periferici – le New Towns berlusconiane – per essere diventati dei “non luoghi”, luoghi di passaggio, provvisori, solitari ed effimeri. Si tratta di capire quale ruolo possa avere l’artista all’interno delle trasformazioni in atto nel territorio e in “questo” spazio pubblico, perché in questi territori di non prossimità, egli cerca di ricostruire un nesso fra persone e luoghi scavando nella storia orale, nella tradizione scritta e del vissuto.

E in questo approccio che gli artisti di Re_place hanno avuto con la città e i giovani studenti, rientra un’altra modalità della ricerca artistica che pensa “pubblico” come funzione sociale perché lavora sulle relazioni interpersonali fra artista e pubblico, indagando la comunicazione artistica attraverso la relazione tra artista/non artista.

La prima edizione a cura di Pierluigi Sacco intitolata Re_place – il buio è singolare, le luci (anche) plurali con Mario Airò richiama le origini storiche della fondazione della città per la sua Ode per una democrazia diretta. La citazione luminosa a laser è tratta dall’opera di Buccio di Ranallo Cronaca aquilana rimata e reinterpretata nei versi Gridaro tucti insieme la città facciamo bella. La scritta, mobile, proiettata sui resti degli edifici del chiassoso e popolare quartiere di via Fortebraccio è «una carezza e, allo stesso tempo, come gesti che segnano “luoghi” e “contrade”, che penetrano e scompongono analiticamente un’immagine reale» mostra il colore intenso del verde. Il fascio verde di luce laser è una forma di pittura monocroma orientata a contenuti esistenziali; casi particolari possono essere riconosciuti in certa arte ambientale californiana degli anni ‘70, i piani di luce di Turrell e in Italia le opere di Massimo Mochetti ottenute con raggi laser che possono coinvolgere un solo punto o illuminare sfere intere.

Chi ha visto per la prima volta l’intervento ambientale di Mario Airò è stato portato a collegare le immagini interne della memoria alla realtà attuale, la magia dell’arte contemporanea basata sulla luce è nella metafora materica in questo caso lumino-cromatica del “verde”. Il verde della “speranza” appartiene alla storia della città assieme al nero del “lutto”, il buio “totale” della notte diventato abituale a L’Aquila. Il verde è il terzo colore dell’arcobaleno, è il punto di equilibrio fra opposti, tra colori freddi come l’azzurro dell’acqua e colori caldi come il giallo del sole. Il verde «nella dinamica vitale corrisponde ad una sensazione di “crescita” come direzionamento verso la luce. Viviamo in rapporto alla luce fin dalla nascita, ci solleviamo nello spazio, evolvendo dal basso verso l’alto, verso la luce. La luce è una necessità sia estetica che fisiologica indispensabile. La luce è una spinta a vivere, è ciò che garantisce la sopravvivenza. La luce e il suono sono i due elementi “vibrazionali” capaci di far reagire tutto l’organismo. Il suono, quale ritmo primario del grembo materno, è “massaggio sonoro”. La musica agisce involontariamente sull’emotività, procurando continuamente associazioni sinestetiche e traducendole in immagini. Anche il colore agisce al di là della volontà di ognuno. Ambedue procurano sensazioni di benessere e malessere in rapporto alla “nostra” storia personale sia sonora che cromatica.

E da questo abbraccio primaverile di Airò alla città e alla sua comunità si approda alla seconda edizione nel dicembre 2011 con Re_place – la città s’illumina di nuovo in cui le installazioni segnano e ridisegnano come punti fermi alcuni luoghi con i quali la comunità aquilana ha profondi legami. Giovanni Albanese sceglie il Ristorante Tre Marie, luogo di ritrovo di artisti e intellettuali per aver animato la vita sociale e culturale della città: la sua opera Canestro invita a positivizzare la vita quotidiana. Carlo Bernardini con La materia è il vuoto presso il Forte Spagnolo (Castello Cinquecentesco) – quale memoria storica e civica, patrimonio artistico aquilano – disegna il vuoto, un disegno in cui la materia cattura il vuoto, lo concettualizza in una forma visiva.

Fabrizio Corneli installa A.M.A. sulla facciata di un edificio simbolo di tanti in Piazza Duomo, centro nevralgico sia per la vita civile che spirituale e religiosa: sulla piazza si affacciano, tra l’altro, la Chiesa delle Anime Sante, la Cattedrale di San Massimo e la Curia Arcivescovile. «Sono affascinato dalla parola AMA perché è un palindromo, cioè una parola simmetrica rispetto ad un suo asse centrale»: così l’artista presenta la sua opera che nel gioco di luci ed ombre si sofferma sul verbo “Amare” perché «Amare non è facile, è mezza luce e mezza ombra, ma l’imperativo è d’obbligo».

L’istituzionale Palazzo dell’Emiciclo alla Villa Comunale fa da scenario all’installazione plastico- sonora di Licia Galizia e Michelangelo Lupone, Enigma del centro. Per Licia «il titolo esprime una metafora: l’enigmaticità della condizione di vivere la città e il nostro centro che non c’è più» e continua «l’idea che mi ha guidato è il richiamo a dei guerrieri stanchi, dei personaggi che avessero voce (attraverso il suono) e anima (attraverso la luce), figure quasi in riposo dopo la stanchezza».

I cittadini aquilani sono stati così portati a riattraversare la loro città, a fermarsi e a guardare per ri-significare quei luoghi: un ristorante, una piazza, un monumento, la sede istituzionale del potere.

A prima vista questi interventi di luce sembrano riformulare un’estetica del vuoto e un piacere del silenzio, laddove non si lascino segni materiali, non si sedimenti la loro presenza per cui citando Paolo Rosa in Una città del vuoto e dell’ascolto «queste opere possono apparire e sparire» per «far posto, per fare senza lasciare, fare senza depositare». Ma l’arte espressa attraverso questa estetica della sparizione – dell’opera, non dell’arte – deve in città basarsi sulla volontà e partecipazione degli abitanti perché per mantenere, curare un segno che diventa condivisione di identità occorre crederci e riconoscersi. In quei luoghi si sono depositate tracce di memoria, ma all’arte è chiesto anche di evidenziare e rendere attiva questa memoria per aprire la città a sperimentare il proprio futuro.

La terza edizione nel maggio del 2013 si incentra su un progetto rivolto all’illuminazione del Parco del Sole, proposto dallo Studio di architettura romano Annunziata & Terzi. Il Parco del Sole è stato ed è al centro di varie iniziative di riqualificazione e valorizzazione inserite nel Masterplan dell’Amministrazione comunale. Si ricorda per il progetto di scultura ambientale Nove Artisti per la Ricostruzione a cura di Roberta Semeraro e il teatro della scultrice statunitense Beverly Pepper, che si è affermata nel panorama internazionale dell’arte, per i suoi visionari teatri all’aperto che ha chiamato Amphisculpture. Il progetto di illuminotecnica presentato al Palazzetto dei Nobili mira a rianimare la città anche nelle ore serali ed aprire il parco alla frequentazione notturna. Il naturale e l’artificiale si compenetrano, l’importanza della luce artificiale a LED RGB acquista in questo ambito un significato analogo a quello della luce solare. Il complesso sistema di illuminazione si baserà su diversi effetti cromatici, mettendo in risalto siti arborei, il caratteristico laghetto, il viale principale d’ingresso al Parco, aree di sosta e panchine, passaggi pedonali.

La quarta edizione di RE_PLACE nell’aprile del 2014 con Michelangelo Pistoletto ha dato un’ulteriore scossa alla città. Il suo Terzo Paradiso per L’ACquila ha preso vita da un’azione performativa coinvolgendo i cittadini nel parco antistante l’Auditorium del Parco, progettato da Renzo Piano. Acqua e colore sono stati i due ingredienti che hanno aiutato i cittadini a creare quell’azione di arte relazionale e sociale dopo aver partecipato in mattinata ad un incontro con il Maestro Pistoletto. Una grande lezione di vita, questo è stato quel 10 aprile. Il “Terzo Paradiso” è il terzo cerchio, il terzo occhio, la terza via e noi ci troviamo “nel mezzo del cammin” che richiede il vivere il presente. Per Pistoletto: «Il Terzo Paradiso coglie la funzione simbolica dell’arte per proporsi come guida nel cammino verso un nuovo stadio della civiltà in grado di coinvolgere in maniera partecipata tutte le persone che vorranno dare un loro contributo affinché da valenza simbolica si faccia realtà. Il primo è il paradiso dell’inconsapevolezza, il secondo quello della conoscenza, il terzo è quello della responsabilità. Il Terzo Paradiso apre l’era dell’umanità responsabile. Ciascuno può contribuire al cambiamento in modo propositivo». Uno sviluppo sostenibile che interessi l’ambiente, la cultura, la politica, l’educazione, la spiritualità. Per rifondare la società occorre il superamento dell’individualismo, eccessivo del nostro tempo, auspicando una dimensione inter-individuale: solo così si ricreerà una città, dalla cui idea attraverso il dialogo, lo scambio, la partecipazione, l’unione e la fusione di antico e moderno, naturale e artificiale, si dovrà arrivare alla città reale. Quella vissuta. Onestà, dignità, volontà gli imperativi di Michelangelo per L’Aquila e gli aquilani. Accendere la luce soprattutto nelle persone per poter agire sulle cose.

Per l’ultima edizione, nell’Anno Internazionale della Luce e con il patrocinio dell’UNESCO, sono stati selezionati 8 progetti site-specific, a partire dall’indizione di una Call for artists. La Giuria composta da Antonella Muzi del dipartimento educazione del MAXXI, la curatrice Gabi Scardi e Marco Brandizzi, direttore dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, ha selezionato artisti da tutta Italia, invitati a proporre un’installazione luminosa inedita per ridare luce ai luoghi del centro storico. Un filo rosso questo, che lega tutte e cinque le edizioni di Re_place. Il percorso si è snodato, dal tramonto del 24 settembre, dalla Villa Comunale dove il Collettivo illuminAZIONI con l’installazione Re-Azione, indaga il rapporto uomo-tecnologia e con esso il principio di reazione innescato dal passaggio delle persone. Salendo le scale d’ingresso del GSSI, i passanti, grazie a un sistema di sensori, produrranno l’energia per illuminare i profili delle finestre della facciata e la magia di luce collettiva inonderà lo spazio circostante. Si contribuirà, così, a dare luce alla sede di una delle istituzioni scientifiche cittadine.

All’angolo tra via Rosso Guelfaglione e via Dragonetti, zona Piazza Duomo, la videoinstallazione dal cuore pulsante Beating Heart, di Iolanda Di Bonaventura sovrappone un cuore umano alla pianta della città e ad ogni sua pulsazione si rivela un triangolo, simbolo fondante del rilievo architettonico. L’intenzione della projection mapping è quella di rianimare la comunità aquilana come avviene per un organismo vivente prostrato e stanco, attraverso quella tensione vitale e positiva che soltanto la luce riesce ad infondere. Lungo i Portici su Corso Vittorio Emanuele II, l’artista Meri Tancredi installa Leukos, dal greco Luce, con la quale mostra nella proiezione a terra ombre di persone senza volto. La video proiezione è il risultato di un’operazione quasi “sartoriale” in cui l’artista ha raccolto e registrato per cinque mesi voci, suoni, rumori. Li ha tagliati, sovrapposti e alterati producendo quel rumore urbano che sa di vita reale. I luoghi possono essere ripopolati, nell’ombra è nascosta la verità di quanto sia profonda la realtà che viviamo e senza luce non saremo più in grado di vedere, perché la luce svela e rivela. L’assenza di vite spazzate via in quell’attimo ha reso quei luoghi mancanti di presenze. E la luce li fa conoscere e riconoscere. Su questa linea, ma più intimista e privata si muove anche Sara Ricciardi che attraverso un’operazione di digital art a partire da video inviati dal popolo del web taglia e cuce la sua Life behind the window. L’installazione mostra brevi video che, attraverso ombre, parole, immagini, lasciano intravedere la ricchezza e la complessità del vivere quotidiano. Sono ancora le finestre a raccontare pezzi di vita. Il luogo è Palazzo Ciavola Cortelli Porcinari, restaurato e restituito alla città di recente. Il Palazzo è una delle sedi dell’Università degli Studi dell’Aquila. La finestra, il vetro che ne fa da filtro sulla realtà implica il vedere, la vista è il senso che ne è investito. E Lunaria Annua di Piotr Hanzelewicz è un vedere attraverso un sistema di lenti l’arbusto spontaneo – la lunaria annua, appunto – sul quale l’artista incentra la sua ricerca, la cui particolarità è data dalle sue piccole foglie piatte che seccandosi diventano argentee riflettendo la luce. Il sistema di lenti d’ingrandimento, posto lungo il perimetro delle Mura urbiche, proietta l’ombra della pianta sulla loro superficie e emana un bagliore che ricorda quello lunare. È il bagliore della rinascita che passa proprio da lì, da quelle mura in fase di recupero e oggetto di un progetto di illuminotecnica, la cui valorizzazione ha lo scopo di rafforzare il senso di appartenenza alla città e si spera aiuti a farci ritrovare la nostra identità attraverso la metafora naturale dell’arbusto, che vivo, sprigiona luce in piena notte.

Provocatoria è l’installazione Loading di Stefano Divizia. Collocata sul tetto del Forte Spagnolo la grande scritta al neon ricorda la barra del loading sui pc il cui fine è informare e rendere visibile lo stato di avanzamento nel caricamento di un programma. È ora il mondo virtuale a fornirci la chiave di lettura del lungo e faticoso, a volte incerto e pesante cammino verso l’attuazione del programma di ricostruzione materiale e di rinnovamento sociale e civile dell’Aquila.

Nuova sede del Comune dell’Aquila, Palazzo Fibbioni ha ospitato il 25 settembre all’interno del suo chiostro l’installazione sinestetica di Simone Pappalardo e del musicista Gianni Trovalusci dal titolo Rizoma Alcina. In questa foresta/scultura, che richiede la partecipazione del pubblico, si possono ascoltare suoni vocalici: in parte provenienti da interviste sul tema della luce, fatte da Trovalusci agli abitanti dell’Aquila, in parte da una serie di dati presi su internet con l’ausilio di un algoritmo che cerca fra le pagine dei social network la parola “luce” nelle diverse lingue, in parte dall’operazione di fusione tra questi suoni vocalici e timbri provenienti dal mondo naturale in cui si trova la legna di fiume, trasformata in cassa di risonanza grazie ad una serie di dispositivi meccanici e elettronici di riciclo. L’impalpabilità della luce e l’immaterialità della musica e del suono popolano lo spazio coinvolgendo la percezione dei visitatori dentro e fuori il palazzo.

L’ultimo artista che cito – non per minore importanza – è Enzo Umbaca. Il suo intervento è una performance artistica Goditi il panorama che ha per protagonisti comuni cittadini coinvolti dall’artista in una passeggiata per le vie del centro cittadino. Dotati di un puntatore laser a intermittenza tali da sembrare un grande sciame di lucciole, restituiranno luce alla città. La passeggiata per le strade del centro storico li condurrà sul prato antistante la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, patrimonio identitario della città, che è stata illuminata da gomitoli di luce verde.

Quello inaugurato da RE_PLACE è uno spazio di senso, uno spazio aperto inteso come spazio fisico e spazio del pensiero costruttivo, consapevole e libero. Uno spazio per le idee e uno spazio delle azioni. Uno spazio di luce e, dunque, uno spazio rischiarato non più buio, è uno spazio vitale, uno spazio umano, civile e naturale.

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[…] anche nell’arte i confini tra rappresentazione e realtà diventano più sfumati, la struttura cede il passo ai valori percettivi perché ormai è possibile definire gli spazi attraverso la luce, il suono, il movimento, gli elementi naturali.

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