Roman Jakobson

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CHE COS’È LA VIDEOPOESIA? ( Con alcuni rimandi a propositi e critica dei primi esperimenti)

2020-04-11T14:57:41+01:00ZRAlt! n. 26 – Autunno 2019|

Una nuova fenomenologia dell’esistenza sembra associarsi, con considerevoli trasformazioni non solo della comunicazione interpersonale ma anche di quella estetica, alle fasi più recenti dei rapporti tra il soggetto e i media elettronici

di Matteo D’Ambrosio

  1. Nella società contemporanea l’individuazione di nuove pratiche estetiche deriva dalle trasformazioni delle tradizioni segniche istituite dal regime della comunicazione sociale. I meccanismi di espansione di tale campo semiotico (interna, per complicazione morfologico-strutturale, ed esterna, per accrescimento delle occasioni di consumo) hanno accelerato i tempi di degradazione dei sistemi culturali predisposti dalle culture storiche, intensificando, con l’aiuto delle trasformazioni tecnologiche, la praticabilità di nuovi progetti di ricerca, che cooptano forme di produzione estetica un tempo ritenute irrimediabilmente distinte.

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DI COME CARLO BELLOLI, PARTENDO DAL “POEMA PRECISO” MARINETTIANO, DIVENNE UN PRECURSORE DELLA POESIA CONCRETA

2019-10-16T20:42:23+01:00ZRAlt! n. 23/24 – Inverno 2018/Primavera 2019|

Il valore di un segno deriva dalla sua posizione: nella nostra poesia la spazializzazione delle parole risulta rigorosamente strutturata, multipercettiva, interazionale e virtualmente dinamica

di Matteo D’Ambrosio

La percezione dell’influenza del Futurismo italiano sulla poesia d’avanguardia del secondo Novecento è tuttora alquanto lacunosa. La Poesia concreta, di cui ci occuperemo,  sembra sorta – anche in ragione di un lavoro di efficace

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SCRIPTOR LUDENS in fabula nefasta (Omaggio a Mario Lunetta)

2018-05-05T08:15:54+01:00ZRAlt! n. 18 - Autunno 2017|

Mario Lunetta tra “acredini d’amore” e “tutto e niente”… Una risata vi seppellirà!, odiosi Anni di Piombo anche della Letteratura…

di Plinio Perilli

«… del resto, Lévi-Strauss studia i fenomeni sociali proprio come strutture linguistiche. Qualsiasi dramma, di qualunque genere – enuncia perentorio Wahl – si può trasferire, volendo, nel problema di “parlare o tacere”. Allora, Wittgenstein ha fortuna a Parigi? Niente. Non se ne parla. Il suo nominalismo “è poco conforme all’esprit francese”. Piuttosto Roman Jakobson esercita un’influenza notevole, coi suoi misteriosi studi di linguistica orientale e occidentale compiuti dividendosi anche materialmente fra Mosca e Boston.

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